Firmato alla Cattolica un protocollo per la salute dei migranti

L’accordo siglato alla presenza della ministra Kyenge e dal rettore dell’ateneo Franco Anelli. La titolare del dicastero: «L’aggravarsi della crisi mondiale ha impatto anche sulla salute di una popolazione» di Marta Rovagna

Devono finire le diseguaglianze nel trattamento sanitario tra gli italiani e gli stranieri e l’Unione Europea deve stanziare maggiori fondi per politiche realmente inclusive dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Lo ha affermato con forza la ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge, intervenuta alla conferenza stampa “I percorsi di salute dei richiedenti asilo e rifugiati”, promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Centro di Ricerca Universitario Health Human Care and Social Intercultural Assessments – H.E.R.A., con il patrocinio del ministero per l’Integrazione. Nel corso del convegno, che si è tenuto ieri, martedì 22 ottobre, presso il Policlinico Gemelli, è stato siglato un protocollo di intesa a favore della salute dei migranti tra la Struttura di Missione del ministro per l’Integrazione e la Cattolica. Presenti tra gli altri, oltre alla ministra per l’Integrazione, il rettore dell’ateneo Franco Anelli, e l’assistente ecclesiastico generale il vescovo Claudio Giuliodori; Pietro Bria, direttore dell’Uoc di Consultazione psichiatrica e del master universitario “Politiche migratorie, Human care e Mangement sostenibile”, e Rocco Bellantone, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia, insieme a don Andrea Manto, direttore del Centro diocesano per la pastorale sanitaria.

Il protocollo avvia un dialogo con un centro di ricerca e cura tra i più importanti in Italia perché prosegua e rafforzi la propria attività di studio e di servizio in favore delle persone svantaggiate e a rischio di marginalità sociale. L’obiettivo infatti è quello di «evidenziare che l’integrazione è un valore di riferimento per l’intera società italiana, indipendentemente dalla provenienza di coloro che vi risiedono, e che l’esclusione sociale impedisce il realizzarsi di quella coesione economica, sociale e territoriale cui la Costituzione italiana e il trattato Ue si richiamano». Per la ministra Kyenge «l’aggravarsi della crisi economica mondiale ha un impatto considerevole anche sulla salute di una popolazione. La significativa presenza dei migranti in Italia ha reso solo più evidente la necessità e l’urgenza di studiare le cause del disagio fisico e psichico delle persone a rischio di marginalità sociale. Credo che occuparsi dei migranti ci permetterà di far emergere bisogni e vulnerabilità che appartengono alla condizione di vasti strati della popolazione e di trovare risposte che possano essere valide per l’intera collettività».

Per la ministra anche il nuovo Fondo europeo sull’immigrazione e l’asilo «per il periodo 2014-2020 deve offrire agli Stati membri, oltre che idonei finanziamenti, strumenti sempre più flessibili, semplici ed efficaci per migliorare gli “standard” dell’accoglienza e dell’integrazione. Le risorse, seppure indispensabili, devono essere accompagnate da attente politiche europee di gestione con indirizzi comuni per favorire l’inclusione nel territorio nazionale e nello spazio europeo». Inevitabile il riferimento alla tragedia di Lampedusa e ai funerali di Stato celebrati ad Agrigento il 21 ottobre per i migranti morti. «Per la prima volta – ha sottolineato ancora la ministra – è stata fatto un lutto nazionale che ha messo al centro i migranti come persone». E la priorità, per Kyenge, va data proprio alle « persone più deboli, quelle che fuggono dalle loro case perché perseguitati o perché costretti dalla guerra. I cambiamenti culturali sono molto difficili, ma piano piano da semplici numeri che perdono la vita in un naufragio i migranti stanno diventando, nel sentire comune, delle persone: è un grande passo in avanti».

Sul tema si è soffermato anche il rettore Anelli, sottolineando che «bisogna superare le situazioni di emergenza, anche se i flussi migratori non sono sempre gestibili, per via di situazioni di crisi che scoppiano improvvisamente, in relazione all’esplodere di conflitti che mettono in fuga da determinati Paesi». Per uscire da una logica di emergenza, è la considerazione del rettore, «bisogna riflettere, elaborare soluzioni ed educare, formare le persone all’accoglienza. Questo è il compito e il ruolo dell’università».

Diversi i punti in programma nel protocollo d’intesa, che avrà la durata di un anno e sarà tacitamente prorogato: ricerca e consulenza a favore dei soggetti appartenenti alle categorie maggiormente vulnerabili; potenziamento, sperimentazione e valutazione di un modello esportabile per la presa in carico di pazienti più fragili; prevenzione, diagnosi precoce e cura della depressione post partum in donne cittadine italiane e non; assistenza psicologica alle vittime di mutilazioni genitali femminili; attività di prevenzione per i minori immigrati di seconda e terza generazione per la dispersione scolastica, formazione del personale sanitario, promossa attraverso percorsi curriculari e master universitari.

23 ottobre 2013

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