Fondo Cei per le famiglie, la colletta del 31 maggio

Presentata dal cardinale Bagnasco l’iniziativa nazionale lanciata, d’intesa con l’Abi, per arginare gli effetti della crisi economica. Nella domenica di Pentecoste la raccolta in tutte le chiese italiane da Agenzia Sir

Il Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà, promosso dalla Cei con il concorso operativo dell’Associazione Bancaria Italiana, «si colloca all’interno della crisi economica che sta attraversando il nostro Paese,come effetto di una più ampia recessione a livello internazionale». A spiegarlo ieri (6 maggio 2009), presentando l’iniziativa ai giornalisti, è stato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ricordando come «chi fa le spese di questa imprevista stagione» è in particolare «quella parte della popolazione che in realtà non ha mai scialacquato e che già prima era in sofferenza per una cronica ristrettezza economica». Collocando l’attuale crisi economica all’interno del «complesso fenomeno della globalizzazione» e alla sua «ambivalenza», il cardinale, «per evitare interpretazioni di corto respiro», ha espresso la convinzione che «ci troviamo di fronte ad uno scenario, che per quanto improvviso», esige «una revisione profonda del modello di sviluppo dominante per correggerlo in modo concertato ed illuminante», come ha «puntualmente suggerito» il Papa nella recente Giornata Mondiale della Pace. «A noi Pastori – ha sottolineato il presidente della Cei – preme mostrare del fenomeno finanziario ed economico, accanto alle cause strutturali anche le conseguenze per la vita personale e sociale, in particolare il rischio dell’involuzione antropologica ed etica».

Per la Cei, infatti, «la crisi tocca i singoli, le famiglie, le comunità. Quel lavoro che già prima era precario, ora lo è di più, e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza. E di fatto non poche famiglie sono già entrate in una fase critica con ripercussioni gravi sul fronte degli affitti, dei mutui, o dei debiti comunque contratti». «Come pastori – ha assicurato il cardinale – diamo voce alla gente e alle preoccupazioni generali che non sono poche né piccole, ma sarebbe un guaio ancora peggiore seminare panico e uccidere la speranza. Per questo negli ultimi mesi abbiamo assistito nel nostro Paese ad un fiorire inarrestabile di iniziative e progetti che all’interno delle singole diocesi hanno cominciato a dare risposte concrete ai bisogni via via emergenti». Si tratta, ha spiegato Bagnasco, di «nuove forme di prossimità e di solidarietà» che «si sono aggiunte, di fatto, ad una serie di servizi ormai stabili, come i centri di ascolto, i fondi antiusura, le iniziative perle emergenze familiari», come il microcredito. Ora, dunque, è la volta del Fondo, che si presenta «come una iniziativa di respiro nazionale – la prima in assoluto nel suo genere – che intende dare una risposta concreta a quelle famiglie monoreddito che abbiano perso l’unico reddito, con tre figli a carico oppure segnate da situazioni di grave malattia o disabilità».

«La scelta della famiglia – ha puntualizzato il presidente della Cei – non è casuale, ma corrisponde ad una convinzione profonda che vede in essa non soltanto l’ammortizzatore sociale più efficiente, ma anche la trama relazionale più necessaria per un armonico sviluppo delle persone e della società». Il Fondo della Cei intende, dunque, «essere un segno e insieme uno strumento di speranza per attraversare la crisi e non soccombere ad essa, attraverso un contributo massimo di 500 euro mensili per un anno, per un totale di 6 mila euro». Il contributo potrà poi «essere prorogato per un secondo anno e per lo stesso importo». Saranno le parrocchie insieme alle Caritas «ad individuare e selezionare rigorosamente le famiglie in difficoltà per poi indirizzare alla Banca», che «in tempi brevi» concederà il prestito mensile. La restituzione avverrà quando ce ne saranno le condizioni e comunque non prima di uno o due anni, ed «avrà la durata massima di 5 anni». Il Fondo, ha ricordato il presidente della Cei, si costituirà attraverso la Colletta nazionale del 31 maggio, e consiste in un investimento di 30 milioni di euro, senza contare le «libere offerte» o le «possibili elargizioni e contributi da parte di fondazioni, aziende ed altri soggetti». «Non è escluso per altro che diocesi e istituti religiosi possano riversare proprie risorse nel Fondo nazionale», ha concluso Bagnasco.

7 maggio 2009

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