Francesco: «I mafiosi sono scomunicati»

Al termine del viaggio in Calabria, a Cassano all’Ionio, le dure parole del Papa nei confronti della criminalità organizzata. Ai giovani e alle istituzioni: «Non lasciatevi rubare la speranza» di Christian Giorgio

«I mafiosi sono scomunicati, non sono in comunione con Dio». Francesco non ha usato mezze misure, è stato chiarissimo: «La ‘ndrangheta è adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, allontanato. Bisogna dirgli di no». Ha affidato alla Chiesa il compito di «spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri giovani, bisognosi di speranza». Nonostante i momenti di difficoltà possano essere tanti e la strada da affrontare ancora lunga, il Papa ha raccomandato: «non lasciatevi rubare la speranza». Poi, ha lanciato la sua “professione di fede” a partire dalle rinunce: «a Satana e a tutte le sue seduzioni», agli «idoli del denaro», della «vanità», dell’«orgoglio e del potere».

Erano più di 250mila le persone che hanno partecipato alla Messa celebrata da Papa Francesco sulla Piana di Sibari, sabato 21 giugno. Le dure parole di condanna nei confronti della criminalità organizzata sono state pronunciate al termine della visita che il Pontefice ha fortemente voluto nella più piccola delle diocesi calabresi: Cassano allo Jonio. Qui, dove è stato accolto dal vescovo e segretario della Cei Nunzio Galantino, il Papa ha incontrato la gente comune, i disabili, i carcerati, gli anziani, i poveri e i malati. E da questo territorio, vessato dalla mafia, si è levato il grido di condanna più forte: «Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no».

«Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro – ha sottolineato Francesco -, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato! L’Ndrangheta è questo! Adorazione del male e disprezzo del bene comune».

La visita di Francesco, come ha sottolineato lo stesso Pontefice nell’omelia, ha il senso dell’incoraggiamento alla fede e alla carità: «il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina». Ma oltre al popolo, Francesco si è rivolto anche a chi lo guida, alle istituzioni, «alle autorità civili che cercano di vivere l’impegno politico e amministrativo per quello che è, un servizio al bene comune». Poi, un appello ai giovani: «non lasciatevi rubare la speranza! Lo ho detto tante volte e lo ripeto una volta in più: Non lasciatevi rubare la speranza. Adorando Gesù nei vostri cuori e rimanendo uniti a Lui saprete opporvi al male, alle ingiustizie, alla violenza con la forza del bene, del vero e del bello».

Prima tappa della giornata è stata quella al carcere di Castrovillari, durante la quale il Papa ha voluto salutare, uno per uno, i 180 detenuti; poi l’incontro con il papà e le due nonne di Cocò Campolongo, il bambino di tre anni ucciso qualche mese fa in un agguato di mafia: «Mai più succeda che un bambino debba avere queste sofferenze – ha detto il Papa -. Non deve mai succedere una cosa del genere nella società». Incontrando quindi i sacerdoti, nella cattedrale di Cassano, Francesco li ha invitati a «reagire alla cultura soggettivistica e all’individualismo pastorale con la scelta della fraternità», usata come antidoto «a un certo individualismo pastorale purtroppo diffuso nelle nostre diocesi».

23 giugno 2014

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