Gemine Muse: passato e contemporaneità
Sul tema del gioco al Museo Napoleonico espongono giovani artisti. Tra vecchie e nuove forme espressive di Francesca Romana Cicero
Gemine Muse è una manifestazione che promuove giovani artisti «chiamati al loro gesto di costruttori di utile bellezza» (Maurizio Maggiani) in 24 città italiane. Città che costituiscono un contesto privilegiato ove sperimentare nuove forme espressive – che interagiscano con esse, la loro storia, l’arte e le tradizioni che le contraddistinguono -, ispirandosi a un capolavoro museale e/o al tema specifico del luogo di riferimento.
A Roma il tema prescelto è quello del gioco, inteso come lotta contro la morte e le forze ostili, oltre che come puro godimento o azzardo. S’ispira al “Jeu de l’hombre”, gioco di carte spagnolo usato da Napoleone Bonaparte per lenire la solitudine durante la sua prigionia sull’isola di Sant’Elena. Il gioco è assunto come il simbolo di una civiltà basata su relazioni, incontri e ideologie, che si manifestano più o meno esplicitamente inserendosi nel vissuto circostante.
Le opere – di varia tipologia – esposte al Museo Napoleonico rispondono pienamente all’intento minimalista dell’arte contemporanea di affermare e confermare umanamente ed espressivamente il passato e la storia, lasciando che nuove forme artistiche, ancora fuori dal circuito del mercato, si “riposino” negli spazi che le ospitano. Fatta eccezione per le videoproiezioni di Jessica Iapino e di Marco Fedele di Catrano, i pochi pezzi in mostra si offrono al visitatore, incantato dagli ambienti signorili e deliziosamente accoglienti del museo, così silenziosamente e quasi “nascostamente” che non solo non interferiscono con la collezione permanente, ma anche stentano a lasciarsi riconoscere, se non individuare, tra le altre opere d’arte, i cimeli, il mobilio e le memorie familiari della raccolta Primoli, che documenta i rapporti che legarono i Bonaparte a Roma, città che Napoleone considerava seconda solo a Parigi. Occupata dalle truppe francesi e destinata a essere governata dal figlio di Napoleone, al quale fu dato – ancor prima della nascita – il titolo di “Re di Roma”, dopo la caduta dell’Impero Roma accolse quasi tutti i membri della famiglia Bonaparte che chiesero asilo a Papa Pio VII. Delle sorelle di Napoleone la più celebre, e quella che effettivamente aveva il rango di principessa romana (in quanto sposa di Camillo Borghese che ne ordinò il ritratto al Canova), è Paolina.
Il Museo nasce dalla donazione che Giuseppe Primoli, figlio della principessa Carlotta Bonaparte – nata da un figlio del fratello di Napoleone – fece alla città nel 1927. La collezione, suddivisa cronologicamente in pezzi risalenti al periodo napoleonico vero e proprio, attestato da olii e busti realizzati dai principali artisti dell’epoca, e opere appartenenti al Secondo Impero dominato da Napoleone III, costituisce un raffinato esempio di casa-museo.
“Jeu de l’hombre. Lo sviluppo delle virtù cortesi” c/o il Museo Napoleonico Piazza di Ponte Umberto I. Fino al 20 giugno 2007. A cura di Antonio Arévalo. Orario: dal martedì alla domenica ore 9–19. Chiuso il lunedì. Biglietti: intero € 3.00; ridotto € 1.50.Informazioni: tel. 06.82059127 (tutti i giorni dalle 9 alle 19.30).
30 maggio 2007