Giornali e web, il futuro è nell’integrazione

Concluso il convegno della Fisc: accanto alla tradizionale vicinanza al territorio, la sfida per una informazione cattolica che sia sempre al passo con i tempi di Mimmo Muolo (Avvenire)

Fisc, eletto il nuovo consiglio nazionale

Nell’era di internet c’è ancora un futuro per la carta stampata? La domanda è stata al centro dell’ultima giornata di lavori dell’Assemblea della Fisc, la Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici. Presenza tradizionale e tradizionalmente legata al territorio, che però non rinuncia ad interrogarsi sul proprio futuro e ad adoperare gli strumenti della contemporaneità digitale. Così quella domanda ha avuto una risposta unanimemente positiva da parte di tutti gli intervenuti. Non solo lo hanno detto i tre relatori, cioè il direttore dell’Ufficio nazionale Cei per le comunicazioni sociali, monsignor Domenico Pompili, e i direttori di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, e Avvenire, Marco Tarquinio, moderati dal presidente della Fisc, don Giorgio Zucchelli. Ma la conferma è venuta anche dalle esperienze della cosiddetta base, tramite gli interventi dei direttori delle testate di Macerata, Brescia, Napoli e Vicenza.

Risposta positiva, dunque. La carta stampata non sarà mai sostituita dal digitale. Semmai, ha detto don Sciortino, «il futuro è nella integrazione della carta con internet ». E per integrazione, ha spiegato il direttore del settimanale che l’anno prossimo compirà 80 anni, «si deve intendere non un assorbimento del cartaceo da parte del digitale, né una semplice giustapposizione, tanto meno concorrenza, quanto piuttosto la tessitura di una rete». Concetto, questo caro anche a Tarquinio. «Noi siamo già una rete – ha fatto notare il direttore del quotidiano cattolico nazionale, riferendosi alla sinergia tra settimanali, Avvenire, agenzia Sir, Tv2000, Radio Inblu, emittenti radiotelevisive locali –, una rete che pochi altri possono vantare e che non ci è permesso di sciupare e disperdere». Il futuro va proprio in questa direzione. «Abbiamo davanti il tempo dei mezzi anfibi – ha aggiunto Tarquinio –, dobbiamo cioè ‘abitare’ sia il cartaceo che il digitale».

Importante, da questo punto di vista, sviluppare il discorso dei contenuti. I due direttori lo hanno fatto a partire dalle «provocazioni» di monsignor Pompili, che ha ricordato l’esperienza del recente convegno “Testimoni digitali” e ha sottolineato come ormai la comunicazione si svolga «dentro un nuovo contesto esistenziale», quasi «una seconda pelle», che è costituita dai cosiddetti social media. Da questo contesto, ha detto il direttore dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali, emergono bisogni nuovi e antichi: «Bisogno di identità, di amicizia, di comunità, anche di autorità. Come intercettare questi bisogni anche sul cartaceo? Come coinvolgere i lettori e dare ascolto alla realtà? E come aumentare la credibilità delle testate cattoliche?».

Innovazione nella continuità e sempre maggiore professionalità, sono per Sciortino, le vie praticabili, oltre a quella di mettere al centro dell’attenzione la famiglia, tradizionale campo di interesse del settimanale dei Paolini. «Nell’era del digitale possono cambiare gli strumenti, ma non i valori», ha sottolineato.

Un principio sul quale ha concordato il direttore di Avvenire, secondo cui sarà «la capacità di fare più che mai rete tra i mezzi cattolici», una delle strade per riaffermare «la verità dei fatti e la verità sull’uomo che – ha sottolineato – in questo nostro tempo diventa paradossalmente controinformazione». A questo proposito Tarquinio ha fatto riferimento ad alcune delle ultime campagne di Avvenire: quella per rimodulare le norme in materia di disabili che avrebbero tagliato ingiustamente fuori dal giusto sostegno buona parte di 2 milioni e 600mila famiglie; quella sul «Delitto mediatico» e, infine, quella di questi giorni del «Fateli parlare».

In definitiva, sarà con l’ascolto della gente, con il costante riferimento ai valori non negoziabili, oltre che «con la professionalità nel raccontare i fatti» (Sciortino) e con «la chiarezza, la fondatezza e lo stile» (Tarquinio) che si potrà acquisire sempre maggiore credibilità presso i lettori. E anche su questo c’è stata unanimità.

29 novembre 2010

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