Giovani e lavoro al tempo della crisi

Una ricerca condotta dall’Ipsos per conto dell’Istituto Toniolo di studi superiori punta l’obiettivo sugli under 30: il 45% reagisce alla mancanza di lavoro mettendo in campo nuove strategie occupazionali di R. S.

Nonostante la crisi, non si rassegnano, anzi, continuano a credere nelle proprie capacità, anche adattandosi provvisoriamente a un lavoro che nel presente non offre a pieno le condizioni e le opportunità desiderate. Sono i numerosi giovani che cercano di reagire agli alti tassi di disoccupazione e al deterioramento delle offerte di lavoro mettendo in campo nuove strategie per fronteggiare la crisi, in attesa di tempi migliori. Il 45% di quelli censiti dall’Ipsos, per conto dell’Istituto Toniolo di studi superiori nell’ambito di una ricerca sull’universo giovanile.

I primi dati emersi, in particolare, si riferiscono a un campione di 4.500 ragazzi tra i 18 e i 29 anni. Tra quanti di questi hanno un lavoro, solo il 20% è pienamente soddisfatto dell’attuale impiego, mentre oltre il 25% è poco o per niente soddisfatto: un giovane su 4 quindi, pur di lavorare, accetta anche impieghi lontani da aspirazioni e aspettative di partenza. La percentuale di no soddisfatti cresce ancora, arrivando a un giovane su tre, al Sud, dove le opportunità sono generalmente più scarse. La ricerca prende in esame quindi l’aspetto della remunerazione finanziaria. Anche qui, prevalgono i non soddisfatti, che si attestano intorno al 55%, scendendo lievemente solo fra i laureati (52%).

Tra quanti invece sono senza lavoro, in 46 casi su 100 la causa è la scadenza del contratto; meno del 15% dei giovani intervistati ha lasciato l’occupazione perché insoddisfatto del lavoro senza avere alternative. Si lascia il lavoro solo dopo averne trovato uno migliore, come è accaduto al 35% degli occupato all’interno del campione intervistato.

Numeri, questi, che raccontano uno spirito di adattamento che va anche oltre i confini nazionali. Quasi il 50% dei giovani infatti si dichiara pronto ad andare all’estero per migliorare le proprie opportunità di lavoro: i più propensi sono i giovani del Nord (oltre il 52%) e di sesso maschile (oltre la metà dei ragazzi contro un terzo delle ragazze); sono meno del 20% quelli che non sono disposti a trasferirsi.

Anche tra quelli che stanno ancora studiando, moltissimi si affidano a internet per accedere al mercato del lavoro. Inviando il curriculum alle aziende (70% del campione), ma anche utilizzando il web per inserire i propri dati in siti specializzati (53%). Vista la scarsa efficacia dei metodi tradizionale, cresce quindi il ricorso a internet rispetto alle agenzie per il lavoro, alle quali si rivolgono in 36 su 100, mentre rimane rilevante, per il 40% degli intervistati, l’appoggio alle conoscenze familiari. Solo il 30% dichiara di affidarsi alle inserzioni sui giornali. Tra i laureati, arriva al 50% la percentuale di quanti fanno ricorso ai servizi di placement dell’università, mentre scende al 28% l’affidamento alle agenzie per il lavoro e quello alle conoscenze familiari si attesta intorno al 40%. Sale la risposta alle inserzioni sui giornali (43%) e lievita fino al 79% l’uso del web, superato solo dalle auto candidature verso le aziende, che si attestano all’87%.

Oltre il 20% degli under 30 rientra nella categoria dei “Neet”, i giovani che non studiano e no lavorano, che risultano essere anche i più demotivati e disillusi rispetto al proprio futuro. «Questo – spiegano i curatori della ricerca – conferma ancora di più l’importanza di non rassegnarsi ma di continuare a credere nelle proprie capacità, anche adattandosi provvisoriamente a un lavoro che nel presente non offre a pieno le condizioni e le opportunità desiderate»

24 luglio 2012

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