Giulio Aristide Sartorio

Al Chiostro del Bramante una retrospettiva antologica per ricostruire la poliedricità di un artista completo, tra ‘800 e ‘900 di Francesca Romana Cicero

Giulio Aristide Sartorio ha trasferito nelle sue opere l’amore per la vita. Diceva: «Noi viviamo nei sensi, oltre i sensi sta il buio insondabile, e l’arte che raffigura i sensi è la migliore esportatrice della vita, la fa tollerare e amare». La retrospettiva antologica esposta al Chiostro del Bramante, curata da Renato Miracco, mira a ricostruire, a più di settant’anni dall’ultima esposizione che gli fu dedicata nel primo anniversario della scomparsa (1933), nella transizione tra Ottocento e Novecento la poliedricità di un artista completo, che è stato pittore, regista, grafico e soprattutto un innovatore nel servirsi dei nuovi mezzi di riproduzione del reale, dalla fotografia all’esperienza cinematografica. Nella sua arte sono riscontrabili rimandi al romanticismo, gusto pre-raffaellita e adesione al reale.

Tra frequentazioni artistico-letterarie, in primis quella con Gabriele d’Annunzio, il suo modo di dipingere è mutato nel corso degli anni sia nei soggetti che nei cromatismi, che sono divenuti via via più morbidi e caldi. Dalle prime esperienze di ambientazione settecentesca alla “Madonna degli angeli”, ritratta in modo insolito con le fattezze della moglie di D’Annunzio, alla tela delle “Vergini savie e le Vergine stolte”, per l’esecuzione della quale si servì di fotografie e ritratti di alcune donne dell’aristocrazia, alla sua attività d’illustratore, grafico e paesaggista della campagna romana, nella quale riprende e reinterpreta miti e leggende della classicità, Sartorio va elaborando uno stile personale, particolarmente apprezzabile nella realizzazione dei quadri relativi ai soggiorni al mare a Fregene, dove l’immagine reale (le gioie familiari) viene colta e rielaborata in un flusso a-temporale, creando una dialettica tra vero e falso, presente e passato, tra sogno e fantasia. Stessa dolcezza che si riscontra nei ritratti delle quattro stagioni, ispirati anch’essi alla bellezza della moglie.

Nell’esposizione, suddivisa in quattordici sezioni tematiche secondo un ordine cronologico, non mancano le sue opere più belle composte durante la prima guerra mondiale, quando Sartorio ricopriva il ruolo del pittore-soldato, e gli studi per la decorazione dell’Aula del Parlamento a Palazzo Montecitorio (commissione per la quale è noto) nei quali,. nel rispetto della bi-dimensionalità della parete, è celebrata epicamente la storia d’Italia, dall’età comunale al Risorgimento, con virtuosismi nelle pose e negli scorci.

Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Chiostro del Bramante, via della Pace, fino all’11 giugno 2006. Orario: Tutti i giorni dalle ore 10 alle 20, il sabato dalle 10 alle 24 e la domenica dalle 10 alle 21.30. Chiuso il lunedì. Biglietto: intero € 9, ridotto (martedì-mercoledì per tutti) € 7, scuole € 4,50. Informazioni: tel. 06.68809035.

3 aprile 2006

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