I classici/Silenzio

Nell’opera dello scrittore giapponese Shusaku Endo, la ricerca del senso della vita attraverso il cattolicesimo di Andrea Monda

Scomparso dieci anni fa, lo scrittore giapponese Shusaku Endo è oggi quasi “scomparso” in senso editoriale, dal mercato libraio italiano dopo un periodo, tra gli anni ’70 e gli ’80 in cui era molto popolare. Nel nostro paese era, come per il cinema Kurosawa, il “volto amico” del Giappone, la sua espressione più vicina e comprensibile, oggi invece vive un periodo di oblio il che è paradossale perché la situazione di sempre maggiore commistione e confronto, incontro-scontro tra la cultura nipponica e quella occidentale, è stata sempre al centro della sua produzione letteraria sin dal primo romanzo, Vulcano, pubblicato nel 1959 e in Italia da Rusconi nel 1985.

In un’intervista del 1981 Endo aveva affermato che se è vero che «voi europei avete una civiltà stanca e ricorrete alla droga o ad altre estasi raffinate come si ricorre a una religione», è pur vero che «anche il Giappone si è sviluppato al massimo sul piano economico. Soltanto ora cominciamo ad avvertire che ciò non basta. Siamo alla ricerca di qualche cosa capace di dare un senso alla vita». Il tema della ricerca di senso è il cuore della letteratura di Endo che ha alternato romanzi più “piccoli” e intimi, come Vulcano e Scandalo a grandi ricostruzioni storiche nei suoi romanzi più famosi come Il samurai e soprattutto Silenzio, forse il suo capolavoro. Non stupisce in questo senso la notizia (la riportava Marco Roncalli su Avvenire lo scorso 1^ maggio in un bell’articolo rievocativo dello scrittore nipponico) della prossima realizzazione di un film ispirato a Silenzio da parte di un regista così americano e occidentale come Martin Scorsese.

La ricerca del senso della vita, per lo scrittore giapponese che da giovane si convertì al cattolicesimo, passa attraverso la ricerca del volto di Cristo (come giustamente ha osservato il padre Ferdinando Castelli inserendo la figura di Endo nell’antologia dedicata ai “Volti di Cristo nella letteratura contemporanea”). Silenzio e Il samurai, ruotano intorno a questo lacerante interrogativo: cosa dice all’uomo, all’uomo orientale in particolare, lo scandaloso volto dell’uomo della croce?
In Silenzio questo volto da una parte affascina e avvince, dall’altra è anche la pietra dello scandalo che viene scartata e gettata via: il protagonista, l’anziano padre gesuita Ferreira che si trova in Giappone da decenni a predicare il vangelo di Cristo, viene costretto attraverso terribili torture all’abiura e all’apostasia e infine sarà obbligato a calpestare fisicamente con i suoi piedi sporchi le icone di Cristo. Il silenzio di cui si parla è quindi quello di Dio, quello che lo stesso Cristo ha sperimentato sulla croce gridando «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?».

Autore di grandi sfide e temi alti, Endo è tormentato dal rapporto con la fede e con l’Occidente (in Silenzio sono dei gesuiti spagnoli a venire in Giappone, ne Il samurai saranno dei giapponesi ad andare fino a Roma): agli occhi dolenti dello scrittore appare evidente l’equazione Occidente = cristianesimo e il rapporto con questo binomio è per lui cruciale. Secondo Endo, sia nella vita come nell’opera letteraria, la fede cristiana può rappresentare il punto di impatto e di contatto tra l’Oriente e l’Occidente, ma l’impatto è per nulla scontato, agevole, confortevole. Non a caso Shusaku Endo, cattolico inquieto e scomodo, è stato paragonato e definito “il Graham Greene giapponese”. Nei suoi romanzi (anche nella sua toccante versione della Vita di Gesù) vi è la stessa atmosfera che respiriamo nelle storie di Greene: una impietosa messa a fuoco della fragilità umana, una sorta di “mistica del peccato”, un’aria di cupezza e mestizia, di malinconica rassegnazione che, solo parzialmente e misteriosamente viene ravvivata e trova respiro in un momento di luce e riconciliazione. È il paradosso dell’amore, che Endo così riassume: «se non si soffre con qualcuno, per qualcuno, non lo si ama».

9 maggio 2007

Potrebbe piacerti anche