I paesaggi di Ippolito Caffi
Il carnevale di Roma, la neve a Venezia e altre città italiane e non solo nelle 180 tele in mostra a Palazzo Braschi di Francesca Romana Cicero
Considerato a lungo un epigono del Canaletto per la precisione geometrica delle prospettive e per i soggetti prescelti, il bellunese Ippolito Caffi, pur ereditando la tradizione del vedutismo veneziano e del bozzettismo, con spirito romantico ha dilatato spazi e forme della realtà paesaggistica con suggestioni evocative ed emozionali nuove.
Spirito avventuroso e inquieto, tutta la sua vita è assimilabile ad un viaggio, reale o immaginario, volto a far emergere la poeticità delle cose al di là e, a un tempo, all’interno della storia. Viaggio reale, compiuto in Italia e Medio Oriente per soddisfare il suo insaziabile desiderio d’ampliare le sue conoscenze geografiche e umane, e per incarnare i suoi sentimenti patriottico-rivoluzionari (ha partecipato ai moti del ‘48 e ’49, subìto a più riprese la persecuzione austriaca, che lo costringerà all’esilio, e perso la vita nella battaglia di Lissa durante la III guerra d’indipendenza). Viaggio immaginario, compiuto per cogliere e fissare sulla tela sfumature, angolazioni e atmosfere pregne di sentimento e avvolte da una luce che, nella sua artificiosità, sfida le leggi del positivismo e quelle osservate nelle accademie, e per tendere a un’oggettività che facilmente si piega alla soggettività di chi crea e di chi osserva.
Venezia, Roma, Napoli, così come le città del Medio Oriente (Atene, Gerusalemme e così via), sono fissate sulla tela nei loro luoghi tradizionalmente cari ai pittori e a un pubblico di viaggiatori, e colte tra nebbie, monumenti, campagne risorgimentali e bagliori di fuochi d’artificio. Esplosioni di colori che tradiscono non solo le inclinazioni della committenza ma anche una mutevolezza di atmosfere e fenomenologie di luci, che denotano un atteggiamento affatto distaccato dell’artista, nonostante la pacatezza dei suoi paesaggi. Pacatezza che deriva da sollecitazioni del reale, miste a ricordi e suggestioni del passato.
Le sue “peregrinazioni”, interrotte dall’affondamento della nave ammiraglia, “Re d’Italia”, sulla quale viaggiava come una sorta di artista-reporter che documentava le azioni eroiche dei patrioti, costituiscono una sorta di diario personale dell’artista e della nostra Italia, impegnata nella lotta di liberazione dalla dominazione straniera per il raggiungimento dell’unità.
A cinquant’anni dall’ultima mostra, Roma rende omaggio a Ippolito Caffi a Palazzo Braschi con un’esposizione antologica di 180 opere, di cui alcune inedite. Interessanti i taccuini e i disegni che attestano il suo interesse per le ombreggiature nel tratteggiare le città con le loro cupole, campanili o minareti, e nel ritrarre l’umanità varia incontrata, di volta in volta, nei suoi viaggi (servitori, pescatori, prelati, popolani, donne, .) e le vedute notturne ispirate al carnevale di Roma. Il percorso della mostra si snoda evidenziando la predilezione di Caffi per gli inconsueti spettacoli offerti dalla natura, dall’eclissi di sole alla neve a Venezia, e la costante ricerca di un inedito punto d’osservazione. I pannelli esplicativi riguardano solo la biografia dell’artista e le segnalazioni geografiche delle sue innumerevoli “peregrinazioni”.
Ippolito Caffi, Palazzo Braschi, fino al 2 maggio 2006. Orario: dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 19 (1° maggio chiuso). Chiusura il lunedì. Biglietti: intero € 8,00; ridotto e gruppi € 4,50 (gratuito per i cittadini U.E. minori di 18 anni e maggiori di 65). Il costo del biglietto include anche la visita del Museo. Informazioni ed eventuali prenotazioni: tel. 06.82059127 (tutti i giorni ore 9-19.30). Biglietteria: tel. 06.67108346. Accesso e servizio per disabili.
27 febbraio 2006