I sacerdoti a Roma: sono loro la mano di Pietro

di Marco Fibbi

Sono loro la mano di Pietro tesa per rialzare il povero alla porta della città. Nelle 335 parrocchie attualizzano la carità pastorale a cui il successore di Pietro presiede nel suo servizio alla Chiesa universale. Ne rappresentano la comunione, come più volte ricordato dallo stesso Papa, nell’unità di evangelizzazione e dedizione agli ultimi, vivendo per gli altri e servendo comunità nelle quali si realizzano la giustizia e l’amore verso tutti, nell’educazione e nella carità. Sono loro i preti e i diaconi che con i vescovi ausiliari e il cardinale vicario costituiscono il clero romano che ogni anno, il I giovedì di Quaresima incontrano il loro vescovo per un momento di “riposo spirituale” all’inizio del grande tempo di ritorno a Dio prima della Pasqua. Nelle otto domande che hanno posto al Papa hanno rappresentato la preoccupazione reale di come incontrare i bisogni più veri e forti delle persone che vivono nelle loro comunità. Accogliendole nella loro umanità e facendole incontrare con Cristo, con rispetto per i loro limiti e complessità in un tempo che non offre facili soluzioni a grandi problemi.

Come ai Prati Fiscali, dove si impegnano ad accogliere chi è maggiormente in difficoltà e a dare una casa alle ragazze madri o agli anziani con “Mamre”, una struttura di accoglienza quasi ultimata nella parrocchia, e ai disabili con Casa Blu. O le diverse esperienze di primo annuncio presenti in numerose parrocchie, per “rifondare la fede” in chi non ha accolto il Vangelo, da parte di diversi presbiteri romani con una vera mentalità missionaria. O l’attenzione culturale nella pastorale giovanile e degli oratori da parte di educatori competenti accompagnati dai loro sacerdoti, impegnati a far decifrare la realtà ai loro giovani e a metterli in condizione di apprezzare “l’eccellenza della Parola del Vangelo».

Ma l’impegno più pressante in questi tempi di crisi è sull’ascolto e l’accoglienza dei poveri e delle famiglie in difficoltà, quando la comunità cristiana diviene palestra di giustizia e luogo di formazione critica all’uso responsabile dei beni e delle risorse di tutti. Ma la fonte e l’impulso maggiore per andare incontro a ciascuno viene dal culmine della vita sacramentale e liturgica delle parrocchie« che così formano realmente una comunione eucaristica con il loro Pastore. Romanità e universalità o cattolicità si coniugano nella poesia dedicata dal parroco romano alla visita del Papa al Campidoglio e nell’essere attenti osservatori dei grandi eventi di Chiesa che annualmente si tengono nella nostra città, come il recente Sinodo sulla Parola di Dio, spunto per una domanda sul rapporto tra devozione mariana e ascolto della Scrittura. Infine l’attesa di riscoprire le ricchezze tutte romane di devozione e pietà iscritte nelle chiese e nei luoghi cari a tanti santi che in ogni epoca nelle nostre vie e piazze hanno operato e sono passati, non di rado lasciando nelle nostre chiese le loro spoglie mortali per la venerazione dei fedeli.

Tutto questo ci hanno ripresentato don Gianpiero, don Fabio, don Giuseppe, don Giampiero, don Marco, padre Lucio, padre Guillermo e don Pietro a nome di tutti i presenti. Sono loro le braccia, gli occhi e le orecchie di Pietro oggi a Roma. Tutt’altro che solo il nostro Papa, nel cuore pulsante della cristianità che è Roma.

27 febbraio 2009

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