Idi-San Carlo, rilancio a impatto sociale limitato

La Congregazione che gestisce il gruppo ospedaliero annuncia il risanamento mediante un nuovo piano industriale sostenibile. Dal 6 gennaio nuovo presidio dei lavoratori senza stipendio di R. S.

Mentre i 1.500 dipendenti dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata continuano a lottare in difesa dello stipendio e del posto di lavoro, è stato concordato il nuovo piano industriale del comparto ospedaliero affidato dalla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (Cfic). La Congregazione dichiara in una nota «la ferma e chiara volontà di procedere nei tempi e nei modi dettati dalla procedura concordataria, al risanamento del gruppo ospedaliero Idi, che è parte di un proprio patrimonio non solo economico, ma soprattutto di storia e di missione apostolica». Tale risanamento «dovrà essere armonizzato con il particolare contesto economico sanitario della Regione Lazio e dovrà essere necessariamente condiviso con le istituzioni preposte». Il necessario rigore per portare all’equilibrio economico gli ospedali dovrà contestualmente, si legge, «risultare sostenibile, tenuto conto della contrazione della spesa sanitaria e dell’annunciato cambiamento del sistema di welfare».

Intanto fratel Ruggero Valentini, il superiore generale della Cfic, in un’intervista al Sir dichiara che quella in atto è «una vera e propria campagna di disinformazione. L’ampio risalto dato alla falsa notizia della richiesta di fallimento – smentita il 12 dicembre dalla Procura generale del Tribunale di Roma – ha prodotto effetti dirompenti: quanti ne sono stati moltiplicatori, con toni volutamente disfattisti, dovrebbero assumersi la responsabilità dei danni provocati, almeno sul piano morale».

La scelta di adire al concordato preventivo, gestito sotto il controllo del Tribunale, esprime, secondo il superiore, «una chiara scelta di trasparenza della Provincia italiana. Attualmente il gruppo di lavoro individuato dalla proprietà sta agendo in un clima di fattiva cooperazione, per il bene degli ospedali e delle altre opere della Cfic in Italia. Si sta provvedendo – prosegue fratel Valentini – al pagamento, anche se parziale, della mensilità di novembre ai 1417 tra dipendenti e collaboratori dell’Idi-S.Carlo-VillaPaola, e non 1800 come ormai dato per acquisito dai media». E il debito effettivo, chiarisce, è di 435 milioni, e non di 800. L’esposizione debitoria, inoltre, «potrebbe subire anche una drastica riduzione qualora venissero riconosciuti i crediti vantati nei confronti della Regione».

Proseguono, intanto, le proteste dei dipendenti. A partire dal 6 gennaio e fino al 27 gennaio i lavoratori allestiranno in presidio davanti alla sede della proprietà dell’Idi. In programma anche altre iniziative di mobilitazione con l’obiettivo di «ottenere una garanzia effettiva per la salvaguardia dei diritti». Oggi, 3 gennaio, è stata convocata una grande assemblea sindacale a fronte della «preoccupazione per una situazione che non vede, dopo diversi mesi, una soluzione certa: la crisi aziendale delle strutture interessate – scrive la Cgil in una nota – non ha permesso a tutt’oggi il versamento degli stipendi arretrati nonostante le prestazioni assistenziali abbiano continuato ad essere erogate ai pazienti. Inoltre manca un piano industriale che possa essere accettato dai lavoratori e dalle lavoratrici, non disposti a subire la minaccia del taglio di un terzo degli operatori».

3 gennaio 2013

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