Il battesimo degli adulti, benedizione per la comunità

L’esperienza della parrocchia di Santa Maria della Salute, a Primavalle. Il parroco padre Angelo e i catechisti raccontano storie di una fede cercata come un’urgenza. Come una necessità di Marta Rovagna

Si è aperto nel 2004 il cammino per l’iniziazione cristiana degli adulti nella parrocchia di Santa Maria della Salute, comunità guidata dal Terzo Ordine regolare di San Francesco nel popolare quartiere di Primavalle. Dal 2004 sono stati undici i catecumeni, tra italiani e stranieri, che i catechisti della parrocchia con il parroco hanno preparato al sacramento del battesimo, dell’eucaristia e della cresima, tutti celebrati la notte della veglia pasquale. A parlare di questa esperienza di iniziazione cristiana così particolare è il parroco padre Angelo Gentile, insieme alle due coppie di catechisti che lo affiancano nella formazione degli adulti: Cristina e Luca, Alma e Francesco.

«Sette anni fa arrivarono le prime richieste di battesimo da parte di adulti – ricorda padre Angelo – e a oggi mi rendo conto che la presenza dei catecumeni è stata ed è una vera benedizione per tutta la comunità parrocchiale». Accompagnare degli adulti nei primi passi della fede, infatti, non riguarda solo i formatori, i catechisti e il sacerdote, ma diventa un impegno per tutta la comunità. «Noi li formiamo attraverso degli incontri settimanali che durano due anni – spiega Cristina, catechista con il marito e mamma di due bambine – ma nel corso di questo tempo li avviciniamo alle varie realtà parrocchiali, diventiamo un tramite attraverso cui i catecumeni possono conoscere la realtà della Chiesa nella comunità in cui si trovano a camminare». L’arricchimento diventa reciproco, e secondo padre Angelo, da quando c’è il battesimo dei catecumeni nella notte di Pasqua la frequenza alla veglia pasquale è molto maggiore, la comunità aspetta la professione di fede dei nuovi fratelli cristiani ed è loro vicina con la preghiera.

«Con i catecumeni – racconta il parroco – si vive un’esperienza di apertura alla vita allargata, come se un’intera comunità portasse nel grembo una creatura nuova, partecipando con la mamma, cioè la Chiesa, a questo evento così bello e atteso». L’impulso ad avvicinarsi alla scoperta di Dio nasce in effetti, secondo i catechisti e il parroco, grazie alla stessa comunità, che «attira» gli adulti privi di una formazione cristiana: la testimonianza semplice dei parrocchiani, la solidarietà che si respira allo sportello Caritas, il clima di accoglienza che esiste «pur con i nostri tanti limiti – precisa Alma – incuriosisce queste persone, le interroga, alimenta una sete di Dio che sentono senza sapere spiegare bene cosa stanno cercando». È per questo che, dopo un primo contatto, padre Angelo preferisce far passare per ciascuno un tempo di discernimento che faccia sedimentare la scelta di diventare cristiani: «È importante che gli aspiranti catecumeni – sottolinea il parroco – passino dall’entusiasmo di un incontro e di una testimonianza al desiderio autentico di mettersi alla sequela di Cristo, solo in quel momento possono iniziare il cammino di catecumenato».

I frutti di questa iniziazione cristiana degli adulti sono visibili: coloro che sono rimasti a vivere nella zona frequentano la parrocchia vivendo attivamente la comunità, molti hanno combattuto situazioni difficili, anche familiari, per potere abbracciare il cristianesimo. «Tra i non italiani che abbiamo accompagnato – ricorda Cristina – c’è stata una mamma tunisina, sposata con un italiano, che ha fatto un percorso dall’islamismo al cattolicesimo, supportata dal marito e dal figlio ma non da una delle sorelle, che l’ha osteggiata fino alla fine». Storie toccanti di una fede cercata come un’urgenza, una necessità: «Per noi che abbiamo ricevuto i sacramenti nell’età “giusta” la sete di Dio dei catecumeni è una grazia – racconta ancora la catechista -: ci ha aiutati a riscoprire il nostro percorso di fede e ad alimentare l’entusiasmo e il gusto per qualcosa che con il tempo finisce per diventare quasi una routine».

Bella anche la storia di un ragazzo italiano «figlio – riferisce Alma – di una coppia di Testimoni di Geova. Il suo cammino, iniziato grazie alla testimonianza di due zii, è stato pieno di difficoltà proprio a causa di questa sua scelta che ha messo in crisi la famiglia. Nella Chiesa però – conclude- ha trovato una madre e in Dio un Padre misericordioso».

30 novembre 2011

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