Il cammino dei cinesi: una vita nuova con Cristo
Padre Michael Gogh guida la comunità di 200 fedeli, che si incontra a San Bernardino in Panisperna. Negli ultimi anni i battezzati sono stati trenta. Mentre a Pasqua due catecumeni riceveranno il sacramento di Nicolò Maria Iannello
La rettoria di San Bernardino in Panisperna è dal 2003 il cuore della comunità dei cinesi cattolici della Capitale. Attualmente sono oltre 200 i fedeli che fanno parte di questa realtà dal 2010 guidata dal cappellano della Missione con cura d’anime cinese e rettore di San Bernardino, padre Michael Goh, religioso malese appartenente alla Congregazione di San Giovanni Battista.
Una realtà viva che oltre alle attività di sostegno ai cinesi da poco arrivati a Roma come «la scuola di italiano che si svolge la domenica mattina presso la parrocchia di Sant’Eusebio o il servizio di traduzione alla Caritas e l’assistenza ai malati negli ospedali che hanno bisogno di interpreti e di un aiuto» si occupa anche di preparare coloro che vogliono essere introdotti ai sacramenti. Negli ultimi anni sono stati circa trenta i battezzati presso la cappellania, dove oggi si stanno preparando due nuovi catecumeni che a Pasqua dell’anno prossimo riceveranno il battesimo. Sono due uomini, entrambi del sud della Cina: un ragazzo di 25 anni che «dopo il battesimo si chiamerà Alessio – racconta padre Michael – e un cinquantenne, che invece prenderà il nome di Pietro». Altre 5 persone invece, 4 uomini e 3 donne, tra i 22 e i 65 anni stanno seguendo «un percorso di precatecumenato della durata di tre mesi durante il quale sperimentano la presenza di Dio nella loro vita».
In questa fase iniziale «ci si concentra – precisa padre Michael – sulla lettura del Vangelo di Marco, che offre un quadro della storia di Gesù». Una delle difficoltà maggiori che si verificano durante gli incontri, racconta il rettore, «è quella di costituire un gruppo in cui i catecumeni possano condividere la loro esperienza». Ma «ognuno ha la sua vita e le sue occupazioni ed è difficilissimo riuscire a far coincidere gli orari di tutti». È per questo motivo che i due catecumeni partecipano agli incontri individualmente, una volta alla settimana. Durante questi appuntamenti ripercorrono con i catechisti le tappe fondamentali della loro storia. Alessio e padre Goh si sono incontrati al Servizio stranieri della Caritas, dove il presbitero si occupa delle traduzioni per i suoi connazionali. In quell’occasione «il ragazzo era incuriosito da ciò che facevo e mi ha chiesto perché lo facevo». La risposta del sacerdote è stata quella di essere spinto dall’amore e dal desiderio di mettersi a servizio degli altri: «È rimasto molto colpito da ciò che gli avevo detto e poi è venuto a cercarmi in cappellania». Il giovane «non era credente quando si trovava in Cina fino a tre anni fa – continua il cappellano -, ma qui aveva già avuto un primo incontro con il Signore durante una Messa di Natale».
Anche Pietro, durante la giovinezza, non era vicino a Dio. Da vent’anni in Italia, «ha vissuto gradi difficoltà a livello economico e nella vita personale». Oggi è ospite dei padri Missionari della Carità di via Prenestina e lavora nelle cucine della struttura. [bb”>Poi una serie di incontri lo hanno avvicinato progressivamente al cristianesimo. Dopo alcuni contatti con la realtà del mondo protestante, «durante la malattia e la sua permanenza presso i padri missionari ha conosciuto un indiano cattolico che gli ha letto la Bibbia». Poi un altro incontro alla Caritas: «Due donne che facevano le traduttrici e a cui ha esposto i suoi dubbi di fede». Sono state loro a metterlo in contatto con la cappellania. Pietro avrebbe dovuto ricevere il battesimo quest’anno, ma padre Goh spiega «che era necessario un altro anno per migliorare la formazione». Oggi Pietro «sente di vivere una vita nuova – conclude il rettore – e sente che Dio l’ha salvato».
30 novembre 2011