Il cardinale Vallini al San Giovanni: «Avanti sul cammino della consolazione»

Il vicario del Papa per la diocesi di Roma ha visitato la struttura ospedaliera: «Queste mura trasudano carità». Il dirigente Gerardo Corea: «Mancano i fondi, ma continuiamo a fornire il “bene salute”» di Christian Giorgio

Sul vetro opaco della porta c’è una scritta: “Terapia intensiva neonatale”. All’interno decine di incubatrici tengono in vita i piccolissimi pazienti. «I due gemelli a cui stanno dando da mangiare sono nati qualche ora fa», dice un’infermiera. È stata questa l’ultima tappa della visita del cardinale vicario Agostino Vallini all’ospedale San Giovanni – Addolorata, martedì 10 dicembre. «La forza di questo reparto è quella di essere affidato alle mamme» ha detto il porporato alle dottoresse e alle infermiere che curano i neonati del San Giovanni, grande complesso ospedaliero che affonda le proprie radici nella storia di Roma e che nasce come “Refugium pauperorum et infirmorum”. Durante l’omelia della Messa tenutasi nella chiesa dell’ospedale, è stato proprio l’antichissimo retaggio della struttura a cui ha fatto riferimento il cardinale Vallini: «Queste mura trasudano carità. A San Giovanni i santi sono stati sempre di casa, allora come oggi». Poi, riferendosi al nutrito gruppo di medici, operatori sanitari, volontari e responsabili amministrativi presenti alla celebrazione eucaristica, ha aggiunto: «Dobbiamo essere eredi di questo patrimonio e farlo fruttificare. Voi già lo fate, ma mi piace incoraggiarvi ad andare oltre, a continuare su questo cammino di consolazione».

Parole che arrivano in un momento delicato per la vita della struttura sanitaria che sorge a due passi dalla basilica lateranense. I tempi sono quelli difficili delle ristrettezze economiche in cui versa l’intero sistema sanitario laziale. Di questo è ben consapevole il manager Gerardo Corea, che da qualche mese è alla guida dell’azienda ospedaliera: «La visita del cardinale vicario arriva in un momento di crisi che ci sta ponendo in grosse difficoltà. Lo ringraziamo per questa sua vicinanza, per noi vuol dire tanto. Cogliamo questa occasione per sottolineare l’etica e la professionalità che ha sempre contraddistinto tutti i nostri operatori che, nonostante tutto, vanno avanti». Mancano i fondi necessari allo sviluppo e al mantenimento di una grande realtà come quella del San Giovanni. «Per questo motivo – ha continuato Gerardo Corea – non riusciamo a dedicare la giusta importanza all’aggiornamento tecnologico e a quello del personale. Ma questo non ci scoraggia, continuiamo a fornire la cosa più importante per noi e per i nostri pazienti: il “bene salute”».

A concelebrare, oltre a padre Antonio Marzano, superiore della comunità Camilliana dell’ospedale, anche monsignor Andrea Manto, direttore del Centro diocesano per la pastorale sanitaria: «Questa visita del cardinale, a questo che è storicamente un luogo in cui si esercitava la carità verso i poveri e gli ammalati, è un rispondere all’invito di Papa Francesco ad andare nelle periferie esistenziali dove la malattia, spesso, sposa la povertà, il disagio, la solitudine», in un contesto sociale in cui «domina la cultura dell’indifferenza, dello “scarto”, che tende a lasciare indietro i malati, gli anziani, i disabili». E allora il nostro compito è quello di «consolare – ha continuato monsignor Manto -, di essere vicini a chi soffre, nella speranza di incrementare la presenza della comunità cristiana in ospedale», affinché vi sia una «evangelizzazione del mondo della sofferenza e una pastorale che coinvolga non solo l’ammalato ma anche i medici e tutti gli operatori sanitari, i volontari e i responsabili amministrativi».

11 dicembre 2013

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