Il “caso” Benigni: quando la tv riscopre il contenuto
Un testo nobile come la Costituzione e un attore carismatico sono bastati per sbancare l’Auditel. Forse è da qui che bisognerebbe ricominciare: dalle idee. Accompagnando la rinascita del Paese di Elisa Manna
Va bene: è un uomo di spettacolo speciale. Va bene: riesce a coniugare il tocco leggero e scanzonato con una profondità che tocca l’anima. Va bene: ha vinto l’Oscar con uno dei più struggenti film della storia del cinema che riesce a concludersi con un’immagine di speranza. Va bene tutto: Benigni è Benigni, ormai è un’istituzione quasi come il Presidente Napolitano, rappresenta magnificamente e in maniera trascinante la passione per la cultura e per l’uomo nella sua pienezza di persona; rappresenta l’orgogliosa difesa della dignità umana attraverso la lettura ispirata di pagine immortali, dalla Costituzione a Dante. Ma l’eccezionalità della figura di Benigni non deve farci trascurare un dato sociologico di grandissimo rilievo: il fatto che una trasmissione centrata su un testo nobile e un attore carismatico può sbancare l’Auditel. Se non ricordo male si è parlato del 44% di share: dati da partita di calcio, o da Sanremo quando era ancora Sanremo. Un testo nobile e un attore che recita: ci rendiamo conto fino in fondo di quello che vuol dire? Forse tutta la macchina mediatica è un immenso carrozzone drogato e autoreferente che continua ad allestire scenografie costose, a strapagare conduttori e ballerini di seconda e terza fila, a distribuire premi e premietti in assenza totale di idee per tenere catturato un pubblico sempre più annoiato.
Forse è da qui che bisognerebbe ricominciare: dalle idee, dai contenuti. Con buona pace di McLuhan: sì, è vero, il mezzo è il messaggio, le cose per il fatto stesso di essere veicolate da un certo mezzo si trasformano, si adeguano. Ma questa verità è stata asservita troppo spesso, strumentalizzata per giustificare il fatto che non si può fare cultura attraverso i media e la televisione in particolare, perché il mezzo per sua natura sarebbe adeguato a contenuti inconsistenti, a loisir di massa. Benigni, forte del suo carisma, smentisce questo assunto e tiene milioni di italiani inchiodati davanti alla tv e con i lucciconi agli occhi dalla commozione e dal pathos.
Faccio un appello alla Rai: che prenda coraggio, almeno il servizio pubblico, che tragga forza da quest’esempio straordinario per ripensare a fondo il suo ruolo e farsi portatrice di una forte sollecitazione culturale nei confronti degli italiani. Una “buona pratica,” come si suol dire, un esempio di rinascita (qualche segnale, ad esempio sulla tutela della dignità femminile, già si coglie) che potrebbe accompagnare, con un po’ di fortuna, la rinascita del Paese.
19 dicembre 2012