Il Divus Vespasianus ai Musei Capitolini
Una mostra dedicata a “Il Campidoglio e l’Egitto all’epoca dei Flavi” propone un riesame storiografico e culturale della dinastia. Fino al 4 settembre di Francesca Romana Cicero
Il bimillenario della nascita di Vespasiano è l’occasione propizia per un riesame storiografico e artistico-culturale di quest’imperatore la cui dinastia si distinse nel raggiungimento di un rispettabile sviluppo civile ed urbano durante l’impero romano. Una mostra ai Musei Capitolini “ Divus Vespasianus. Il Campidoglio e l’Egitto all’epoca dei Flavi” ha come fulcro il ruolo centrale che l’Egitto acquistò sotto Vespasiano e i suoi figli Domiziano e Tito – e la particolare devozione da loro riservate alle divinità orientali -. A tal proposito diverse ed opinabili sono le ragioni avanzate a giustificare tal legame. Se il culto di Iside e Serapide potrebbe essere stato osservato ad imitazione della politica religiosa e culturale del Grande Alessandro, innegabile è tuttavia la constatazione che il successo dei Flavi cominci proprio in Egitto, che diverrà sotto il loro impero un importante “granaio” di Roma.
Alla morte di Nerone, Vespasiano (17/11 IX sec. d.C.) si trovava infatti in Medio Oriente al comando dell’esercito incaricato di reprimere la rivolta giudaica iniziata nel 68 d.C., culminata nella successiva distruzione del tempio di Gerusalemme. Acclamato imperatore ad Alessandria dopo aver sconfitto Vitellio, s’insedierà a Roma nel 70, ormai sessantenne. Principe sabino, nato in un “vicus” reatino, “homo novus”, Vespasiano concludeva, dopo gli sprechi di Nerone e l’instabilità di Galba e Otone, il processo di riequilibrio dell’impero iniziato da Augusto con la risistemazione della città e l’imposizione di nuove tasse (celebre quelle sull’urina delle fullonicae pubbliche ad uso di coloro che lavoravano durante il giorno).
Salita al trono con Vespasiano, secondo quanto riferisce Svetonio nelle «Vite dei Cesari», una «gens oscura e priva di memorie di antenati», l’imperatore appartenente ad una dinastia (la seconda) di «successori e non creatori», si fece interprete dei valori tradizionali della sua gente, del mondo rurale dal quale proveniva. Fonti letterarie attestano il suo pragmatismo, la prudenza, l’amore per il duro lavoro. La stessa immagine ufficiale che di lui verrà diffusa subito dopo la sua acclamazione era estremamente realistica: l’imperatore veniva ritratto con le rughe, gli occhi piccoli e vicini, un collo taurino. L’immagine, infatti, non solo doveva renderlo più vicino alla gente comune, ma anche restituirgli piena legittimità dei poteri , legando la sua figura ad ideali forti e vittorie militari, non potendo rivendicare un’ascendenza nobile o un carisma personale. Ritratto abbellito più tardi, ricorrendo spesso all’impiego di teste di busti di personalità precedenti, come ad esempio Nerone.
A ciò si aggiunse la ridefinizione dell’immagine e dello spazio dell’impero sia come luogo comunitario che cittadino. Ricordiamo la ricostruzione del tempio di Iside elevato a rango di santuario pubblico, la testa della dea unitamente allo splendido rilievo di Iside Pelagia, riferibile all’area sacra presso il orto tiberino, visibili in mostra. Realizzò inoltre il tempio della Pace, vicino al Foro, quello del divino Claudio sul Celio e l’anfiteatro (il Colosseo) al centro della città. Anfiteatro dove la mostra prosegue idealmente completata dalla visita alla Curia nel Foro, riaperta al pubblico per l’occasione, e al criptoportico neroniano sul Palatino.
“Divus Vespasianus. Il Campidoglio e l’Egitto all’epoca dei Flavi” presso Musei Capitolini, Palazzo Nuovo. Fino al 4 settembre 2009. Catalogo Electa: euro 75. Biglietti: ingresso compreso nella visita ai musei. Orari: dal martedì alla domenica ore 9-20 (la biglietteria chiude un’ora prima). Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9-22.30).
23 giugno 2009