“Il grande silenzio”, film e viaggio dentro l’anima

Gröning, per sei mesi, filma la silenziosa vita dei monaci in una certosa. Una pellicola da vedere lasciandosi andare di Massimo Giraldi

Rendere visibile ciò che non si vede, dare un volto all’inconoscibile. Questo l’obiettivo del tedesco Philip Gröning. Il regista che, dopo 16 anni di attesa, viene ammesso nella certosa di Grenoble, per filmare la comunità di monaci che lì vive praticando la regola del silenzio. Oltre cinque i mesi trascorsi all’interno del monastero, con una grande mole di materiale girato. E finalmente il film. Si intitola “Il grande silenzio” e attraverso 160 minuti di immagini conduce in una realtà appartata e umile, densa di suggestioni.

Lo sguardo di Gröning è timido, leggero, quasi impaurito. E con lui anche noi, piccoli ingranaggi della vita frenetica, siamo invitati ad assaporare quel silenzio, a ridare valore agli oggetti, alle nude pareti, agli elementi naturali, a un crocifisso ligneo che restituisce la semplice centralità dell’essere umano, creato a somiglianza di Dio. Alcuni canti, i rintocchi della campana, i momenti della meditazione. La preghiera tiene strette le fasi della vita quotidiana, la preghiera allarga gli spazi, amplia gli orizzonti. Un film da vedere lasciandosi andare alla presenza in noi dello spirito divino. E questo non è più “silenzio” ma voce altissima, di dolore, di comprensione, di speranza di salvezza.

26 marzo 2006

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