Nasce largo don Andrea Santoro

Il 19 marzo a Villa Fiorelli è stata inaugurata la piccola piazza in ricordo del parroco romano ucciso in Turchia, a Trabzon di Giulia Rocchi

Largo don Andrea Santoro – sacerdote e uomo di dialogo – (1945-2006). La targa è al centro del giardino di Villa Fiorelli, davanti all’ingresso principale. Nel piccolo slargo, con l’aiuola e le panchine, dove ogni Venerdì Santo ci si ferma per la stazione della Crocifissione nella Via Crucis. Proprio di fronte alla chiesa parrocchiale dei Santi Fabiano e Venanzio, in cui il prete ucciso a Trabzon, in Turchia, è stato parroco per sei anni.
La piazzetta si chiama così da lunedì pomeriggio. Da quando il sindaco di Roma Walter Veltroni ha tirato via il drappo giallo e rosso – i colori della città – che la ricopriva. Ha tenuto quel filo insieme con la signora Maria, la mamma di don Santoro. Al loro fianco monsignor Luigi Moretti, vicegerente della diocesi. «Ringrazio il Comune – dice – per questo gesto di riconoscimento nei confronti della persona, della vita, della morte, delle opere di don Andrea». Un’esistenza, prosegue il vicegerente, «culminata nel dono di sé».

Sul palco allestito per l’occasione ci sono anche l’assessore alla cultura, Gianni Borgna, le autorità del IX municipio e l’attuale parroco dei Santi Fabiano e Venanzio, don Marco Vianello. Nel giardino, i bambini della scuola Gianelli, con la maestra suor Maddalena, amica di don Andrea. C’è anche una rappresentanza dei fedeli della comunità di Gesù di Nazareth a Verderocca: una parrocchia che “fondò” e di cui a lungo fu parroco proprio il sacerdote assassinato il 5 febbraio scorso. Presenti, naturalmente, gli abitanti della zona, accorsi in tanti per ammirare la nuova targa toponomastica.

«È un piccolo gesto, ma durerà per tutta la storia di Roma – commenta Veltroni, visibilmente commosso -. È il modo con cui la città vuole dire grazie a don Andrea». Grazie non solo «per la sua tragica morte – aggiunge -. Ma per il messaggio che ci ha lasciato con la sua vita: il valore del dialogo. Sono proprio gli uomini del dialogo che vengono fatti oggetto di violenza». Il sindaco ricorda a tale proposito le figure di Ytzhak Rabin e Martin Luther King. Uccisi anche loro da fanatici. E, come don Andrea, impegnati a costruire ponti tra culture differenti. Non è forse un caso che la targa venga scoperta proprio nello stesso giorno in cui il rabbino capo di Roma Di Segni va a fare visita alla moschea della capitale. Un gesto non solo simbolico, per l’assessore Borgna. «In questo modo – spiega in conclusione – continueremo negli anni a ricordare gli insegnamenti di don Andrea»

19 marzo 2006

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