“Il matrimonio di Lorna”, storia intensa e sofferta
È da vedere l’ultimo film di Jean Pierre e Luc Dardenne. I due fratelli sono esponenti di un cinema rivolto ai fatti della cronaca di Massimo Giraldi
È da vedere, tra i film in uscita nelle sale, “Il matrimonio di Lorna”, diretto da Jean Pierre e Luc Dardenne. I due fratelli sono i più famosi esponenti del cinema belga francofono. Ricordare alcuni dei cinque precedenti titoli diretti – “La promesse”, “Rosetta”, “Il figlio” – serve a sottolineare che la loro attenzione va ad un cinema rivolto a calare i fatti della cronaca, spesso dolorosi, nelle pieghe di una introspezione psicologica forte e lucida.
Da una parte c’è Lorna, ragazza in fuga dall’Albania (ma si potrebbe dire da un generico Est europeo), che entra nel giro dei matrimoni combinati pur di ottenere la cittadinanza belga; dall’altra una società libera e aperta, le cui regole di integrazione vengono forzate in modo disonesto e però alla fine impongono scelte tutt’altro che facili. Il Belgio, l’Occidente, i matrimoni ingannevoli: ai registi interessa di più ciò che queste situazioni lasciano «dentro», nella mente, nell’anima della persona.
Dolore, rimorso, tristezza e una sottile paura: quella che s’insinua in Lorna dopo essersi prestata ad operazioni dove la dignità di troppi è stata svenduta e ora le fa credere di essere incinta per affidare ad un bambino la sua voglia di non perdersi del tutto. Racconto intenso, sofferto, commovente.
22 settembre 2008