Il “Miracolo” di Spike Lee confuso e poco rigoroso
Troppa invenzione nella ricostruzione della strage nazista avvenuta nel 1944 a Sant’Anna di Stazzema di Massimo Giraldi
È nelle sale “Miracolo a Sant’Anna”, diretto dall’afroamericano Spike Lee, regista da sempre arrabbiato contro le discriminazioni e i compromessi con i «bianchi». Il titolo si riferisce alla tremenda strage avvenuta a Sant’Anna di Stazzema (Lucca) sul finire della seconda guerra mondiale, il 12 agosto 1944, quando i nazisti allo sbando uccisero a freddo 560 civili del posto.
Il doloroso fatto è visto solo in flashback e occupa ben poco spazio. Il resto dei 144 minuti è dedicato a ricostruire la storia di alcuni soldati neri americani della divisione Buffalo di stanza in Toscana, bloccati in un piccolo paese e separati dal resto dell’esercito. Da subito un cartello dichiara che molto è affidato alla libera invenzione e ispirato al libro scritto da James McBride. Così il film diventa prigioniero dei consueti eccessi di Spike Lee, si fa confuso, sovraccarico, debordante, sopra le righe sia come dramma che come melodramma. Anche i numerosi riferimenti alla fede e alla spiritualità sanno più di epica bellica che di scelta coerente. Il rigore storico lascia il posto ad accenti polemici (i soldati neri osteggiati, i partigiani italiani in lotta tra di loro…) abbastanza superficiali. Il rapporto tra cinema e storia continua a muoversi tra alti e bassi.
6 ottobre 2008