Il mito di Giulio Cesare al Chiostro del Bramante
Busti, dipinti e monili per raccontare l’impegno politico e la vita privata del generale e dittatore assassinato alle idi di marzo del 44 a. C. di Francesca Romana Cicero
«Quando ne verrà mai un altro come lui? Oh, qual caduta non fu quella, miei concittadini!Io e voi cademmo tutti in quel punto insieme a lui, mentre il tradimento sanguinario volle trionfare su di noi». Idi di marzo del 44 a.C.: accorato, commosso è il commiato da Cesare che Shakespeare immagina essere stato pronunciato da Antonio all’indomani dell’assassinio dell’amico ad opera di congiurati (tra cui l’amato Bruto). Nostalgico è il naturale sentimento provato dall’odierno comune visitatore romano nell’accostarsi alla mostra “Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito” al chiostro del Bramante. Esposizione nella quale piacevolmente si constata la conferma che, al di là di dibattute questioni storiografiche interpretative, una certa uniformità di giudizio suole riconoscere al più grande duce della storia – che mai fu imperatore – “robusti sentimenti”, superiore intelligenza ed eccezionali doti di acuto uomo di Stato.
Artefice della grandezza del futuro Impero Romano di cui sarà principe il pronipote, nonché figlio adottivo, Ottaviano, primo “Cesare Augusto”, Giulio Cesare, pur consumando la sua straordinaria vicenda umana in un arco temporale relativamente breve (ca. 100-44 a. C.) – tra la Repubblica e l’Impero – preparò la sua ascesa sociale accogliendo nuove sollecitazioni dall’esterno nel rispetto tuttavia della tradizione, fino a raggiungere la massima carica dello Stato.
Insigne generale, le cui abilità di stratega sono ancora oggi oggetto di studio, sin da vivo alimentò il mito della sua persona presentandosi come discendente di Venere e conseguentemente del pius Enea (figlio della dea dell’amore), sbarcato sulle coste laziali al termine del suo lungo peregrinare. Mito che la mostra intende illustrare con più di 200 pezzi eterogenei – tra busti, monili, tele, etc. – testimonianza della poliedricità stessa del soggetto, che non mancò di essere anche buon letterato. Il percorso muove dal suo impegno politico con riferimento agli alleati del primo triumvirato (Crasso, alle cui ricchezze spesso fece ricorso; l’avversario Pompeo, la cui testa gli fu offerta in dono da sicari; e Cicerone) e del secondo (Marco Emilio Lepido, Marc’Antonio e Ottaviano), fino alle campagne militari, e all’incontro con Cleopatra, regina d’Egitto. Ricostruito è anche il lusso e l’amore per il bello nell’ambiente romano, e il perdurare del mito, che viene ripreso con maggiore intensità a partire dal 200 e 300, e tra la fine del 700 e 800, fino ad essere interpretato con spettacolarità scenografica nel cinema.
Curiosa è la leggenda sulle presunte ceneri di Cesare custodite nel celebre obelisco egizio che si erge ancora oggi in piazza San Pietro. Nel corso del Medioevo si sparse la voce che tale obelisco, data la vicinanza alla sepoltura di San Pietro, fosse un monumento funerario di un “grande”: il globo posto sulla sua sommità altro non sarebbe stato che l’urna cineraria di Giulio Cesare, di cui era nota, attraverso fonti letterarie, l’avvenuta cremazione dopo l’assassinio. La leggenda divenne parte integrante delle notizie raccontate ai visitatori della basilica, tanto da indurre Papa Sisto V, fiero avversario di ogni superstizione, a porre fine alla leggenda. Venne deciso allora, nel progetto di ampliamento e nuovo allestimento di piazza San Pietro, lo spostamento dell’obelisco al suo centro, dove veniva a rappresentare, nel solco del significato simbolico dell’oggetto, l’autorità cristiana. La rimozione dell’antico globo dorato pose fine alla leggenda popolare: la sfera fu aperta e trovata vuota, e al suo posto fu issata sull’obelisco una croce bronzea contenente una reliquia della “vera Croce”. Il globo, che reca i segni delle archibugiate infertegli dai Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma nel 1527 (ignari della leggenda), è oggi conservato nei Musei Capitolini.
“Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito” c/o Chiostro del Bramante – Via della Pace. Fino al 3 maggio 2009. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 20; sabato e domenica fino alle 21; lunedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietto: intero 10 euro; ridotto martedì per tutti 7 euro; riduzioni per gruppi e scuole; per i gruppi la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata mediante bonifico bancario entro 8 giorni dalla data della prenotazione. Mostra a cura di Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro, Giovanni Villa. Catalogo Silvana Editoriale. Info: tel. 06.68809035
4 novembre 2008