Il Papa a Davos: «Intollerabile morire di fame»
Nel messaggio di Francesco ai partecipanti al 44° Forum economico mondiale, l’appello a un rinnovato ed esteso senso di responsabilità, perché «la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi» di F. Cif.
«Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate. Parimenti, non possono lasciare indifferenti i numerosi profughi in cerca di condizioni di vita minimamente degne, che non solo non trovano accoglienza, ma non di rado vanno incontro alla morte in viaggi disumani». Nelle parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti al 44° Forum economico mondiale di Davos, in corso in questi giorni in Svizzera, c’è un forte appello alla «responsabilità», per fare in modo «che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi».
Il messaggio, datato 17 gennaio ma reso noto ieri, martedì 21, dalla Santa Sede, è stato inviato a Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, e consegnato dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Al centro dell’attenzione, la «diffusa esclusione sociale» e la «quotidiana precarietà, con conseguenza spesso drammatiche», in cui continua a vivere «la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo».
«In questa sede – scrive il Papa -, desidero richiamare l’importanza che hanno le diverse istanze politiche ed economiche nella promozione di un approccio inclusivo, che tenga in considerazione la dignità di ogni persona umana e il bene comune. Si tratta di una preoccupazione che dovrebbe improntare ogni scelta politica ed economica, ma a volte sembra solo un’aggiunta per completare un discorso». Di qui il richiamo alla «precisa responsabilità» di quanti operano in tali ambiti, specie nei confronti di quanti sono « più fragili, deboli e indifesi».
E proprio l’appello a «un rinnovato, profondo ed esteso senso di responsabilità» è il fulcro del messaggio di Francesco. Parole che il pontefice stesso definisce «forti, persino drammatiche». Tuttavia, chiarisce, «esse intendono sottolineare, ma anche sfidare, la capacità di influire di codesto uditorio. Infatti, coloro che, con il loro ingegno e la loro abilità professionale, sono stati capaci di creare innovazione e favorire il benessere di molte persone, possono dare un ulteriore contributo, mettendo la propria competenza al servizio di quanti sono tuttora nell’indigenza». Con l’obiettivo di fondo di «servire con più efficacia il bene comune e di rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo».
È lo stesso progresso umano, secondo il Papa, che richiede anche «decisioni, meccanismi e processi volti a una più equa distribuzione delle ricchezze, alla creazione di opportunità di lavoro e a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo». L’auspicio del Santo Padre è che si formi, a partire dall’apertura alla trascendenza, «una nuova mentalità politica ed imprenditoriale, capace di guidare tutte le azioni economiche e finanziarie nell’ottica di un’etica veramente umana». La comunità imprenditoriale internazionale, osserva, può contare su «molti uomini e donne di grande onestà e integrità personale, il cui lavoro è ispirato e guidato da alti ideali di giustizia, generosità e preoccupazione per l‘autentico sviluppo della famiglia umana». A queste «grandi risorse morali e umane» è necessario che i potenti attingano, affrontando la sfida «con determinazione e lungimiranza». Senza ignorare la specificità scientifica e professionale di ogni contesto, la conclusione di Francesco, «vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi».
22 gennaio 2014