Il Papa a Peres: «Gerusalemme sia veramente città della pace»

Nella visita di Francesco al presidente israeliano, l’invito a perseguire l’impegno «per una soluzione pacifica dei conflitti». E la condanna di quanto si oppone a «una rispettosa convivenza» di R. S.

Né musei né monumenti per turisti, ma «luoghi dove le comunità dei credenti vivono la loro fede, la loro cultura, le loro iniziative caritative». È partito da questa definizione dei «Luoghi Santi», Papa Francesco, nella sua visita al presidente dello Stato di Israele Shimon Peres, ieri mattina, lunedì 26 maggio. E al presidente israeliano ha espresso l’auspicio che «Gerusalemme sia veramente la Città della pace». Premessa indispensabile: il rispetto per la libertà e la dignità di ogni persona umana, «che ebrei, cristiani e musulmani credono ugualmente essere creata da Dio e destinata alla vita eterna».

A partire da qui, ha proseguito il pontefice, «è possibile perseguire l’impegno per una soluzione pacifica delle controversie e dei conflitti». Proprio per questo, «si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza». Da respingere «con fermezza» dunque, nelle parole del Papa, quando «si oppone al perseguimento della pace e di una rispettosa convivenza tra ebrei, cristiani e musulmani». Il ricorso al terrorismo, quindi, ma anche «qualsiasi genere di discriminazione, per motivi razziali o religiosi»; l’antisemitismo in tutte le sue forme così come «la violenza o le manifestazioni di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebrei, cristiani e musulmani».

Il pensiero del Santo Padre è andato poi alle diverse comunità cristiane che «vivono e operano» nello Stato d’Israele. Esse, ha detto, «sono parte integrante della società e partecipano a pieno titolo delle sue vicende civili, politiche e culturali. I fedeli cristiani desiderano portare, a partire dalla propria identità, il loro contributo per il bene comune e per la costruzione della pace, come cittadini a pieno diritto che, rigettando ogni estremismo, si impegnano ad essere artefici di riconciliazione e di concordia». La loro stessa presenza e il rispetto dei loro diritti, «come del resto dei diritti di ogni altra denominazione religiosa e di ogni minoranza», sono per Francesco «garanzia di un sano pluralismo e prova della vitalità dei valori democratici, del loro reale radicamento nella prassi e nella concretezza della vita dello Stato».

Le ultime parole, per il presidente Peres e per il suo popolo. «Lei sa che io prego per lei e io so che lei prega per me – ha dichiarato il Papa – e le assicuro la continua preghiera per le istituzioni e per tutti i cittadini d’Israele. Assicuro in modo particolare la mia supplica a Dio per l’ottenimento della pace e con essa dei beni inestimabili che le sono strettamente correlati, quali la sicurezza, la tranquillità di vita, la prosperità e, quella che è più bella, la fratellanza». Con l’auspicio di una «onorevole composizione dei conflitti», specie per « tutti coloro che soffrono per le conseguenze delle crisi ancora aperte nella regione medio-orientale».

27 maggio 2014

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