Il premier Monti alla mensa di Sant’Egidio

Il presidente del Consiglio ha pranzato con i senza tetto nella struttura di via Dandolo, a Trastevere. «Voi siete la dimostrazione che si può fare del bene anche in un momento difficile» di Giulia Rocchi

Hadgu, rifugiato eritreo, arrivato nel nostro Paese a bordo di un barcone. Veronica e Paolo, che abitano in una roulotte. Diego, che ha problemi psichici. E la signora Edda, 76 anni, sfrattata insieme alla madre centenaria dalla casa di Trastevere dove aveva sempre vissuto. Commensali, per un giorno, del presidente del Consiglio Mario Monti, che ieri (30 maggio 2012) ha pranzato alla mensa della Comunità di Sant’Egidio di via Dandolo.

È arrivato poco prima di mezzogiorno, il premier, accompagnato dal ministro per la Cooperazione internazionale e integrazione Andrea Riccardi, fondatore della Comunità. Ha salutato gli ospiti e i volontari, e ha visitato la struttura che, dalla sua apertura nel 1988, ha accolto quasi 180mila persone: non solo il refettorio dove ogni giorno si servono pasti caldi a poveri e senza dimora, ma anche la scuola di italiano per stranieri e il fermoposta, che fa da indirizzo legale per chi non ha una residenza, consentendo a settemila persone di godere dei servizi di base e dell’assistenza sanitaria.

«Il Paese si salva solo se unito», ha esordito il premier prima del pranzo. «Voi non parlate dei poveri ma con i poveri. Così si vive la solidarietà di cui l’Italia ha bisogno. La vostra Comunità – ha proseguito – è una esperienza importante e la dimostrazione che si può fare del bene anche in un momento difficile, segnato da evidenti difficoltà economiche». Non poteva mancare un riferimento ai fatti dell’Emilia, a chi si è trovato all’improvviso senza una casa né altro: «Trovo simbolico rivolgere da qui – ha detto Monti – un pensiero carico di solidarietà umana e responsabilità istituzionale, incoraggiamento, vicinanza e soccorso per quelle persone così colpite negli affetti, nella vita quotidiana e produttiva».

Il premier ha stretto mani e regalato sorrisi, fermandosi a parlare con tanti dei circa duecento bisognosi presenti al pranzo di ieri, ascoltando le loro storie di disagio, disoccupazione, immigrazione. Un «volontario tra i volontari», come lo ha definito il presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo. «In un momento doloroso e triste per il nostro Paese – ha detto Impagliazzo –, a causa del violento terremoto che ha colpito l’Emilia, lei è qui oggi, in un luogo emblematico della solidarietà. Con il suo gesto dice agli italiani che c’è bisogno di solidarietà. Lei si fa commensale e amico di un popolo particolare che qui è come a casa».

31 maggio 2012

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