Il ricordo dell’Acr: «Era stanco, ma ci ha accolti con gioia»

Marco Caporicci, responsabile diocesano dell’Azione Cattolica dei ragazzi, racconta il suo incontro con il Santo Padre in occasione della Carovana della pace del 27 gennaio: «Sobrio, dolce e umile» di Lorena Leonardi

«Era contento di vederci e molto accogliente, soprattutto nei confronti dei bambini. Si vedeva che era stanco e provato, ma anche tanto lucido». Marco Caporicci, responsabile diocesano dell’Azione cattolica dei ragazzi, ricorda l’incontro con Benedetto XVI in occasione dell’ultima Carovana della Pace, il 27 gennaio scorso. Erano in duemila, tra bambini e ragazzi, a marciare da Castel Sant’Angelo a piazza San Pietro per consegnare il messaggio di pace al Papa. Che, dopo l’Angelus, ha salutato la piazza gremita dalla sua finestra. Accanto a lui, Ace, 11 anni, di origini filippine, e Daniela, 12 anni, entrambi della parrocchia di San Barnaba, con i quali il Benedetto XVI ha celebrato il rito del lancio delle colombe.

Il rumore festante degli applausi ha infine salutato il volo delle colombe, «un momento divertente», ricorda Marco ripercorrendo quella domenica. «I bambini erano molto emozionati, sentivano forte la responsabilità di leggere davanti a lui, una volta arrivati su hanno ammirato dal vivo quello che hanno sempre visto in tv, e anche a posteriori si sono detti molto contenti per aver visto la piazza dall’alto e l’Angelus dal dietro le quinte». Benedetto XVI in quell’occasione «ha chiesto loro i nomi, la parrocchia di provenienza. E con visibile piacere ha scartato i regali che gli abbiamo portato».

Per Marco, che lo ha incontrato per tre volte in occasione delle Carovane della pace dell’Azione cattolica, il Papa è «sobrio, dolce e umile». E se la notizia della rinuncia del ministero petrino «ha sorpreso, e parecchio» il responsabile di Acr della diocesi di Roma, «ripensandoci a sangue freddo e rileggendo le sue parole – confessa – mi hanno colpito l’umiltà e il senso di responsabilità. Il Pontificato non è un personalismo, il Papa non é l’eroe romantico che deve portare al termine la missione: la sua è una missione d’amore per il bene della Chiesa».

Il ricordo che rimarrà «è quello di un Papa ancorato alla tradizione, non in un’ottica reazionaria quanto di progresso e di apertura per nuovi scenari. Il suo gesto ci avvisa che il vero rinnovamento non è cambiare tutto ma rinnovarsi pur non dimenticando il passato e la tradizione. Questo per i ragazzi ha un valore pedagogico molto forte: per loro natura protesi verso il futuro, è bene che abbiano le spalle coperte dal passato e siano ancorati nella fede della tradizione della Chiesa».

12 febbraio 2013

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