Il «Telegiornale felice» con le notizie dei ragazzi

di Filippo Morlacchi

Le notizie, oggi, non hanno vita facile. Sono inflazionate, e l’inflazione porta sempre con sé svalutazione. In altre parole: se ne sentono e se ne leggono troppe, perciò non si capisce più quali siano davvero importanti, e forse neppure quali siano vere… Ad un ritmo vertiginoso, tutte vengono calpestate, dimenticate e sopraffatte da altre, più recenti ed appetibili. Qualche settimana fa il tormentone dominante era quello del crollo delle borse; dieci giorni fa è toccato alla scuola e alla sua incerta riforma; adesso l’onore della prima pagina spetta al nuovo presidente in America, e domani toccherà a qualcos’altro. Le notizie fanno solo brevi apparizioni sul palcoscenico mediatico, e questa rapidità non consente né un’assimilazione equilibrata né una riflessione seria. Ecco perché la nostra civiltà patisce una nevrosi da sovra-informazione. Occorre “difendersi” dall’invasione delle notizie, delle immagini, della pubblicità, ecc. se si vuol conservare un minimo di equilibrio. In questa giungla informativa, in cui vige un’implacabile selezione naturale (sopravvive e giunge al destinatario solo la notizia più “forte”), sembrano farsi strada soprattutto i messaggi negativi. Il noto adagio secondo cui «fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce» sembra così trovare puntuale conferma nell’attuale mondo dei media. Le notizie vincenti sono di norma quelle brutte.

Cosa c’entra questo con la scuola? Semplice. Mercoledì scorso (5 novembre 2008) in concomitanza con il 40° anniversario della fondazione del giornale Avvenire ha avuto luogo presso il Palazzo Lateranense un convegno sul tema “Il quotidiano scuola di vita? Fare cultura nel chiaroscura dei media”. Davanti a numerose autorità ed un nutrito gruppo di insegnanti di religione cattolica, Dino Boffo, direttore della testata, ha insistito sulla necessità di una qualificata presenza culturale cattolica nel mondo dei media, per evitare che i giovani (e non solo loro) acquisiscano una chiave di lettura unilaterale della cronaca e della storia, leggendole in maniera falsata e priva di discernimento critico. Nel corso del dibattito che ha concluso la serata sono intervenuti due insegnanti di religione. Il primo, in modo brillante e quasi impertinente, ha sollevato una questione: se le notizie vincenti sono sempre quelle infauste o persino tragiche, noi cristiani, che cerchiamo invece di diffondere la «buona notizia» (cioè il «Vangelo») non siamo già sconfitti in partenza? Il nostro annuncio non è inevitabilmente perdente? Il direttore di Avvenire, con garbo e sagacia, ha obiettato che fa notizia non solo il male, ma «tutto ciò che porta una eccedenza di novità», indipendentemente dal fatto che tale novità sia positiva o negativa.

Tuttavia resta vero che spesso sono le notizie negative quelle che più sfondano lo schermo e attirano l’occhio: anche in relazione alla scuola. L’occupazione violenta di un edificio scolastico o lo scontro fisico tra gruppetti di studenti ha un livello di notiziabilità (come dicono gli addetti ai lavori) molto più elevato di un incontro pacifico o di una iniziativa didattica felicemente riuscita.

Però non mancano neppure i segnali positivi! E in questa rubrica voglio raccoglierne qualcuno. Nel dibattito conclusivo del ricordato convegno è intervenuta una maestra di religione di scuola primaria, Luciana Tartaglione, che insegna nell’istituto comprensivo “Viale Adriatico, 140” (eh, i nomi di certe scuole: davvero “la fantasia al potere”!…). Da qualche anno a questa parte, i bambini di alcune sue classi e di quelle della sua collega Ines Fiorani, si sono trasformati in giornalisti e redattori del «Telegiornale felice». Lascio a loro la parola per spiegare cos’è: «Da un po’ di tempo la televisione ci dà continuamente notizie tristi, brutte o addirittura catastrofiche che ci fanno pensare ad un mondo infelice, ci fanno avere un’idea cattiva delle persone, della società che ci circonda, della vita stessa e, quindi, del nostro futuro. Abbiamo deciso, allora, di reinventarci la televisione, di scrivere noi un telegiornale che metta in evidenza le belle notizie, che mostri il lato positivo della vita e ci dia fiducia nel futuro. Per noi è stato l’inizio di un percorso di crescita che ci porta, piano piano, ad imparare a “non fare di tutta l’erba un fascio”, a “vedere” e a valorizzare le cose belle della vita che spesso si danno per scontate e perciò non “vediamo” e non apprezziamo. È un cammino che ci porta a sforzarci di cercare il lato positivo delle cose che apparentemente sembrano completamente negative. Insomma, impariamo a guardare con fiducia al futuro ed a relazionarci positivamente con il mondo e con gli altri». Questa l’auto-presentazione del progetto educativo, scritta “a quattro mani” dai bambini stessi e dalle loro insegnanti.

«All’inizio – raccontano ancora i piccoli protagonisti – non ci veniva in mente nessuna buona notizia. Poi, guidati dalla maestra di Religione, abbiamo riflettuto e raccolto queste notizie che ci sono sembrate adatte a riflettere sugli aspetti belli e positivi della vita». Sì, perché la bontà non strilla, non si impone: senza un’educazione specifica, non si vede neppure. C’è bisogno di qualcuno che insegni a riconoscere il bello ed il buono che, umile e silenzioso, germoglia nel quotidiano di ciascuno di noi. Lo dice l’esperienza: i bambini non sempre ringraziano spontaneamente. Di norma, si deve insegnare loro a prendere questa abitudine («come si dice?…» – e allora viene il «grazie…»). Ma per imparare a ringraziare davvero, per imparare a ringraziare della vita stessa e goderne – vorrei dire: per imparare a «fare eucaristia» – bisogna prima aprire gli occhi e accorgersi di tanto bene ricevuto e troppo spesso dato per scontato. Anche semplici fatterelli a prima vista insignificanti possono così diventare “buone notizie” da proporre nel «Telegiornale felice» delle biografie personali, trasformandoli in gioie condivise, dunque più consapevoli e più intense. «Mia zia aspetta un bambino», annuncia Anita. «Ho visto un delfino ed ho sentito il suo verso», aggiunge Arianna. «Sono venuti a trovarmi i miei padrini che non vedevo da quattro anni», fa eco Francesco. «Mia mamma si sta impegnando a smettere di fumare», è la notizia di Jhonne. «Ho visto la mia nuova sorellina nella pancia di mamma con l’ecografia» annuncia Alessio.

E così la vita si riempie dei colori della festa. I bambini si fanno nostri maestri: se ben guidati, sono poi loro ad insegnarci lo stupore, che è l’origine della sapienza. Un grazie cordiale alle maestre di religione che, insegnando a non trascurare le buone notizie del quotidiano, educano a ringraziare della vita, ad accogliere «la Buona Notizia», e così accompagnano i bambini verso un futuro più luminoso e sereno.

P.S. L’iniziativa non ha copyright, tutti possono copiarla!!!

7 novembre 2008

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