Il tempo vissuto di Cancogni
Nell’ultimo libro dello scrittore e critico, la letteratura come arma per la difesa dei valori, e non solo gioco estetico di Marco Testi
Manlio Cancogni, illustre inviato speciale in America di grandi testate e scrittore di rango, ha dedicato le sue ultime prove di narrativa alla sua personale avventura attraverso il Novecento: poco tempo fa, infatti, aveva iniziato con “Gli scervellati” la narrazione delle sue memorie, dall’apprendistato nell’insegnamento durante la dittatura fascista, e oggi, con “Sposi a Manhattan” conclude la sua personale ricerca del tempo vissuto. Se il primo era anche il racconto di una beata leggerezza che, condita da una buona dose di fortuna, lo aveva condotto indenne alla fine del fascismo e della guerra, “Sposi a Manhattan” è una ripresa di quelle memorie per poter poi arrivare alla maturità, all’amore, ai figli e alle vicende tristi e più o meno serene della costruzione familiare.
Ma è un libro particolare anche per un altro motivo: il Cancogni scrittore, critico e professore, offre anche una lezione di letteratura italiana, in barba a coloro che bollano l’eclettismo di superficialità. Si assiste infatti a un coraggiosa ripresa in positivo del modello manzoniano dei “Promessi sposi”, soprattutto di quella Lucia presa a fucilate dalla critica come la figura meno riuscita del suo creatore. Per Cancogni, Lucia è figura quasi mariana, avvolta nel silenzio del suo sì una volta per tutte, che non ha bisogno di parole, ma solo di testimonianza e fedeltà radicale. Nello stesso tempo, Cancogni riprende uno dei modelli occidentali per eccellenza, il “Decameron”, e ne rovescia praticamente le potenzialità ideologiche messe in evidenza da molti critici: le avventure dei furbi, dei codardi, dei gabbati, dei lussuriosi boccacciani gli sembrano esempi e modelli di una umanità tutta involta nei propri vizi egoistici, lontana dalla sofferenza assoluta della guerra, della paura, della fame, e borghese, cioè chiusa in un laico attaccamento al sé, fino in fondo.
Al di là della radicalizzazione del discorso critico, che diviene ideologico, e può essere più o meno condiviso, sorprende di questo libro la capacità di riflettere sui fatti storici, sui costumi, sulle usanze nel rispetto delle culture altre, con la coscienza che la letteratura può divenire arma per la difesa dei valori, e non solo puro gioco estetico.
“Sposi a Manhattan”, Manlio Cancogni, Diabasis, 238 pagine, euro 18
2 aprile 2006