In scena al Salone Margherita la “Wojtyla Generation”

Fino al 15 marzo il musical di Raffaele Avallone racconta i «ragazzi del Papa, che abbiamo conosciuto a Tor Vergata nel 2000», con una partitura in parte lirica e in parte rock e scenografie fatte di luce di Maria Elena Rosati

Un musical per ricordare la figura di Giovanni Paolo II, il suo pontificato e i suoi insegnamenti, a pochi mesi dalla canonizzazione: è “Wojtyla Generation Opera Musical”, spettacolo scritto e diretto da Raffaele Avallone, in scena da ieri, giovedì 30 gennaio, fino al 15 marzo al Salone Margherita di Roma, dopo il debutto in Polonia, e le date al Teatro Arcimboldi di Milano. Non un musical sulla vita di Karol Wojtyla ma uno spettacolo che, spiega il regista e compositore, «racconta le vicende dei ragazzi del Papa, di quei giovani che abbiamo conosciuto a Tor Vergata nel 2000, e che, seguendo il Vangelo, vivono l’amore, l’amicizia, ma anche le ansie , le tentazioni e le paure di tutti i giovani».

Sul palco i dodici “Papaboys”, sei ragazzi e sei ragazze, con i nomi che riprendono quelli degli apostoli di Cristo, che si scontrano con i 12 “Farisei”, che hanno fatto del bullismo, dell’intolleranza, della violenza, e soprattutto dell’apparire i propri valori. In questo scontro su due modi diversi di vivere la vita, c’è chi cade e si perde, come Giuditta, che tradisce fidanzato e amici per passare dalla parte dei Farisei, e si pente dopo «trenta giorni squallidi». E c’è chi si converte come Paolo, capo dei Farisei, che cambia vita davanti alla croce, nel momento della morte del Papa. Sullo sfondo, le tappe principali del pontificato di Wojtyla, dal filmato dell’elezione nell’ottobre del 1978, che apre lo spettacolo, fino alla morte, con le immagini di piazza San Pietro della sera del 2 aprile 2005, e alcune delle sue parole più celebri, a partire dal “Non abbiate paura!” che riecheggiano in alcuni dei brani.

Nella parte finale dello spettacolo, poi, il ritorno all’attualità, con il filmato dell’ elezione e del primo saluto ai fedeli di Papa Francesco, in un collegamento ideale tra passato e presente. Un’opera moderna, “Wojtyla Generation”, che, spiega Avallone, «ha una partitura in parte lirica e in parte rock, per unire ciò in cui noi italiani eccelliamo, il canto lirico, con il linguaggio musicale dei giovani», e che gioca su scenografie fatte di luce per raccontare le vicende dei protagonisti, divisi tra bene e male, tra tentazione e fede, tra amore ed odio, e che passano attraverso la solitudine, l’emarginazione, la paura, la morte, e la conversione, per tornare poi a cantare la gioia di vivere. Un’opera internazionale, caratterizzata dalle capacità vocali dei giovani attori, che ricreano le emozioni e la drammaticità delle scene nei virtuosismi di brani scritti in inglese, spagnolo, francese ed italiano.

Il musical assume così quel respiro di internazionalità che ne ha permesso il successo anche nella rappresentazione, nel 2011, a Madrid, per la Giornata mondiale della gioventù, e che vuole arrivare a tutti. «Il linguaggio musicale qui viene usato per trasmettere i valori della vita – conclude Avallone – e per raccontare gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e la risposta che c’è stata nel mondo dei giovani. Non è uno spettacolo religioso, ma un musical che vuole parlare a tutti».

31 gennaio 2014

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