Incarnazione: la luce e i colori in Vaticano grazie a Rupnik
di Marco Frisina
Nel 1996, nel cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II, i cardinali offrirono in dono al Papa una somma di denaro. Il Santo Padre la destinò ad un’opera che potesse rimanere in Vaticano come dono al popolo di Dio. Nacque così la cappella «Redemptoris Mater» con lo scopo di rappresentare in modo luminoso l’incontro tra Oriente e Occidente. La cappella in precedenza aveva un nome diverso, «Matilde», ma dal 1988 aveva assunto il suo nuovo titolo mariano; ora rinasceva, attraverso la sua splendida decorazione musiva opera di padre Marko Ivan Rupnik e del centro «Ezio Aletti» del Pontificio Istituto Orientale. Le immagini che riempiono le pareti fanno risplendere il mistero dell’incarnazione, sottolineato dalla presenza della Madre di Dio, ed esprimono la vocazione dell’uomo a vivere nell’intimità con Dio: egli è chiamato a salire con il cuore verso il Pantocreatore che domina la volta della chiesa. Tutt’intorno gli eventi della storia della salvezza illustrano questa chiamata e la commentano come solo l’arte sa fare. La luce e i colori infatti ci aiutano ad aprire i nostri sensi e a spingere il nostro sguardo verso il mondo di Dio, al di là di ciò che le immagini fisiche ci suggeriscono, fino ad ascoltare nell’anima la voce forte e dolce della bellezza di Dio che commuove il nostro cuore elevandolo verso la Luce vera. I mosaici con il loro splendore cromatico e la loro luminosità cantano la gloria del Risorto.
26 aprile 2010