“Io sono con te”, ritratto di maternità

Nelle sale il film di Guido Chiesa sulla vita della giovane Maria, promessa sposa di Giuseppe nella Galilea di duemila anni fa di Massimo Giraldi

È in sala in questi giorni un film italiano che merita una particolare attenzione. Si tratta di “Io sono con te”, diretto da Guido Chiesa.

Si parla della giovane Maria, figlia di pastori, promessa sposa a Giuseppe, nel villaggio di Nazareth nella Galilea di duemila anni fa. Lasciata la propria casa, Maria ravvisa le storture del mondo patriarcale che la circonda, a partire proprio dalla famiglia del marito dove detta legge Mardocheo, fratello più anziano di Giuseppe. Maria assume un atteggiamento determinato e protettivo soprattutto nei confronti dei bambini, attirandosi l’irritazione di chi vuole impartire loro punizioni e disciplina. Sono tutti atteggiamenti che Maria mette in pratica dopo aver dato alla luce suo figlio Gesù. In passato Guido Chiesa ha diretto titoli quali “Il partigiano Johnny” (dal romanzo di Fenoglio) e “Lavorare con lentezza”, di taglio storico-realistico, non privi comunque di quella carica di denuncia a fianco di chi si ribella alle situazioni cristallizzate.

Al personaggio di Maria, il regista arriva con rispetto e voglia di capire. «”Io sono con te” – precisa – è prima di tutto il racconto di una maternità: quella di Maria di Nazareth, dal concepimento fino all’adolescenza di suo figlio Gesù. Il ritratto di una madre e della relazione con il proprio figlio, sostenuta dalla presenza discreta di Giuseppe, il patriarca “che si fa da parte”, rinunciando al primato maschile. Una storia universale perché legata a passaggi fondamentali delle nostre vite e radicati dentro ciascuno di noi…in una prospettiva squisitamente femminile». In sostanza Chiesa, affidandosi a una architettura narrativa solo in apparenza semplice, opera una sottile sintesi tra l’intenzione di scavalcare l’iconografia fino ad oggi acquisita e la scelta di non operare alcuno snaturamento fondamentale. Da qui deriva l’ambientazione tutta in esterni (il film é girato in Tunisia) e personaggi, principali e di contorno, con frasi, comportamenti, domande che è facile definire più pertinenti a epoche successive.

Ma la scommessa di Guido, e di sua moglie Nicoletta Micheli, cosceneggiatrice, è proprio qui: creare le premesse non per una «modernità» forse banale ma per una attualità fuori dal tempo e dalla storia. Indicare in quella madre che genera il Salvatore la donna che si muove nella prerogativa della Grazia e mette al servizio del progetto la propria natura femminile. Ecco allora che il volto rugoso della Vergine (che apre e chiude il copione) diventa la soglia sulla quale si apre il confronto con il Mistero. Ci viene chiesto, attraverso Maria, non di essere uomini e donne del nostro tempo ma di quel Tempo unico nel quale l’essere umano è al centro di tutto, e un bambino scalda la nostra anima per sempre.

29 novembre 2010

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