“Isole”, racconto poetico di mare e di affetti

Diretto da Stefano Chiantini, il film racconta di Ivan, immigrato approdato alle Tremiti in cerca di lavoro. Una favola moderna in un contesto aspro e vero di Massimo Giraldi

Ha cominciato nei giorni scorsi il suo cammino, partendo da alcune mirate sale cinematografiche, un film italiano che merita una seria, convinta segnalazione. Si tratta di “Isole”, diretto da Stefano Chiantini. Se è vero che da sempre quello della distribuzione è il nodo dentro il quale troppi titoli rimangono strozzati (pochi schermi significano maggiore fatica per far arrivare il film allo spettatore e non dargli il tempo di familiarizzare con le sue suggestioni), è altrettanto vero che da qualche tempo ci si è cominciati a chiedere se le possibilità offerte dalla Rete non possano essere utili a veicolare proposte che partono con minori agganci di visibilità. Sembra opportuno spendere qualche riflessione su questo argomento, che ci aiuta a parlare non solo del film ma, non meno importante, anche del «fare il film», del pensarlo come elaborazione tecnica, del cinema che sta lentamente lasciando il binomio pellicola-sala per entrare nelle nuove tecnologie, tra incertezze, timori, apprensioni ma sapendo che il futuro è anche nei nuovi media, dove molti giovani si affacciano come sbocco professionale.

“Isole”, dunque, una favola moderna in un contesto aspro e vero. Ivan, un immigrato clandestino arrivato in Italia insieme al padre, approda in una frazione delle isole Tremiti in cerca di lavoro. Osteggiato fin dall’inizio dagli abitanti del luogo, impossibilitato a comprare il biglietto di ritorno, viene soccorso da Martina, una giovane donna che da anni vive nella casa canonica di don Enzo, il vecchio parroco ora a riposo e reduce da una operazione alle gambe. Accudito in maniera fin troppo ossessiva dalla sorella, don Enzo fa da tutore a Martina, che da quando ha perso la figlia si è chiusa nel mutismo, e ora decide di accogliere anche Ivan, dandogli lavoro e compenso. Con la vicinanza di Ivan, Martina sente a poco a poco sciogliersi il senso di chiusura nel quale era caduta. Quando Ivan è costretto a ripartire, Martina lo raggiunge al momento dell’imbarco e lo rimprovera per non averla avvertita. Martina è riuscita a parlare.

“Isole” è un’elegia dolente, la cronaca di un microcosmo fatto di ritrosia e pudori, dove la solitudine impone pochi gesti e poche parole. Il mare e la natura intorno delineano i confini di un terreno esistenziale dalle dimensione grandi e capaci di incutere paura. Si parla poco, e forse poco bisogna dire di un film bello, doloroso, poetico nelle immagini e nelle psicologie, capace con tocchi leggeri di dire l’orgoglio di uomini e donne forse isolati ma a pieno titolo cittadini del mondo. Un film che non cede ai compromessi e finalmente non cala sulla storia ma lascia che siano la storia e la realtà a guardare noi e a farci «vivere» su quelle isole.

11 giugno 2012

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