La casa? A Roma è un miraggio

Nella Capitale è ancora emergenza abitativa, tanto che il Papa ha chiesto agli amministratori locali di «contenere il costo degli alloggi» di Massimo Angeli

Quali risposte per drammi, disagi e attese di Angelo Zema

Passano gli anni, ma per la casa è sempre situazione di emergenza. Aumento degli affitti e del costo delle abitazioni, penuria di alloggi da destinare all’edilizia popolare, tira e molla sugli sfratti. Situazioni che hanno fatto lanciare l’allarme anche a Papa Benedetto XVI, il quale, ricevendo pochi giorni fa in udienza gli amministratori locali di Comune, Provincia e Regione, aveva sottolineato la necessità di «contenere il costo degli alloggi» per rendere meno gravosa la situazione delle coppie che vogliono formare una famiglia. Già a novembre, del resto, era giunto il monito di Eurostat (l’istituto statistico dell’Unione Europea), che aveva denunciato come l’Italia fosse l’ultima, nel Vecchio Continente, per risorse destinate alla lotta al disagio abitativo (privi di alloggio, sfrattati, edifici fatiscenti). Rispetto alla media europea del 3,8 per cento, l’Italia riserva, infatti, solo lo 0,2 per cento del prodotto interno lordo per il problema casa delle fasce deboli, contro il 7,4 dell’Olanda e il 7 della Gran Bretagna.

«Siamo molto preoccupati di tutto quello che succede nel pianeta casa – sostiene Nicoletta Marietti, presidente della Federconsumatori Lazio -. Nei grandi centri urbani le famiglie spendono, ormai, il 60 per cento del reddito mensile per la casa (affitto o mutuo, manutenzione dell’appartamento, condominio e utenze varie), in media 1.383 euro per una famiglia in affitto e 908 per una che paga un mutuo. Per comprare una casa di 90 metri quadrati, in una zona semicentrale, cinque anni fa ci volevano 15 anni di reddito, oggi ne occorrono 20. Ci sarebbe bisogno di politiche attente, di rivedere con criterio gli estimi catastali, di lottare contro l’evasione fiscale e di fare maggiori investimenti – continua Marietti -. A Roma notiamo che si investono cifre ingenti per la viabilità e la cultura, molto di meno per l’emergenza abitativa».

Sul fronte acquisti, le previsioni del Centro Studi Tecnocasa non fanno ben sperare neppure per il 2007. Nelle grandi città l’incremento medio dei valori delle case dovrebbe aggirarsi sul 3,5 per cento. I rialzi maggiori sono attesi a Bari (+7 per cento) e a Palermo e Genova (+5), mentre Roma si dovrebbe assestare ad un +4 per cento. «In campagna elettorale il problema della casa entra nei programmi di tutti i candidati, salvo poi finire nel dimenticatoio o essere affrontato in maniera poco seria – commenta Maurizio Savignano, della Sicet/Cisl -. A fine anno la Regione, nella finanziaria per il 2007 e con voto unanime, ha di fatto sanato la situazione degli occupanti le case dell’Ater in maniera abusiva, stabilendo che chi era dentro alla data del 20 novembre 2006 poteva rimanere. E questo non è corretto nei confronti delle 30 mila famiglie che a Roma hanno fatto regolare domanda di un alloggio popolare. Nelle zone periferiche, e sul greto del Tevere e dell’Aniene, stanno ricomparendo le baraccopoli – continua Savignano -; immobili di 70 metri quadrati in zone non di pregio superano, ormai, i 250 mila euro; imperversa il fenomeno degli affitti in nero; e, da ultimo, il governo ha tagliato di 100 milioni di euro il fondo per i buoni casa, i contributi per l’affitto destinati alle fasce deboli».

Segnali di ripresa vengono indicati da Confedilizia sul versante sfratti. Nel 2006 in Italia, sostiene, sono diminuiti del 13,7 per cento (nel Lazio del 3,4). «Questi sono i frutti della legge 431 del ’98 – spiega Paolo Pietrolucci, presidente della federazione laziale di Confedilizia -. Ci sono voluti molti anni ma finalmente si cominciano a fare i contratti agevolati previsti da questa normativa, che prevede la possibilità di ridurre del 40 per cento i redditi da locazione e del 30 per cento le tasse di registro. Per anni si è scaricato il problema soltanto sulla proprietà, questi dati dimostrano che le cose andavano affrontate in maniera meno ideologica». Ma il ministero della Solidarietà sociale ribatte che la statistica prende in considerazione solo gli sfratti per finita locazione e non tutti gli altri, vale a dire quelli per morosità (in aumento) e per necessità.

Dal Comune di Roma, dopo la pubblicazione della graduatoria per il buono casa 2006 a 15.800 richiedenti, arriva l’annuncio di voler immettere nel mercato 20 mila nuovi alloggi entro il 2011: il 50 per cento da destinare all’affitto a canone concordato ed il 50 per cento all’edilizia popolare. «Gran parte saranno reperiti grazie a delibere per la modifica delle destinazioni d’uso, che permetteranno all’amministrazione di ottenere, a costo zero, immobili per l’edilizia sociale – spiegano dal Comune -. La prima delibera, votata ad ottobre, permetterà di realizzare in due anni 2.200 nuovi alloggi nel quadrante est della città, fra la Tiburtina, la Casilina e Tor Cervara». Da una seconda, in fase di preparazione, dovrebbero arrivarne ulteriori 2.500.

22 gennaio 2007

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