La comunicazione, via da percorrere insieme

Un dibattito a più voci alla Casa d’accoglienza Mamre ha messo a fuoco il ruolo dei media, tra informazione e rischio di manipolazione. Don Morlacchi: «La vera comunicazione interroga la libertà personale» di Mariaelena Finessi

Un seminario su comunicazione e migrazioni

I mezzi di informazione non sono mai stati così potenti come oggi, eppure, o forse proprio per questo, la comunicazione non è mai stata così a rischio di strumentalizzazione. Diversi gli esperti chiamati a confrontarsi sul tema nell’ambito della tavola rotonda “Persuadere, manipolare, condividere: le vie diverse della comunicazione”, organizzata ieri, 25 ottobre, dall’associazione Dimensione Speranza in collaborazione con la Casa d’accoglienza Mamre, Televita e Spes-Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio. «La capacità di penetrazione e persuasione dei nuovi media – è questo l’assunto da cui ha preso avvio il dibattito – di per sé non garantisce che il messaggio sia veritiero, formativo, costruttivo. Anzi, spesso è vero il contrario».

«È il “come” certe cose vengono trasferite – spiega Emanuele Spada, presidente di Dimensione Speranza – a sancire il successo di una certa notizia, di un prodotto, di un’idea o valore». Tutto ciò è vero tanto in ambito politico quanto in quello pubblicitario, come pure sul piano economico e nelle relazioni personali. «La domanda che bisogna porsi è se il modello adottato è di condivisione autentica oppure no». Il verbo “comunicare” ha infatti un’accezione positiva: l’etimologia rimanda al latino “communicare” e al greco “koinonéin” (da cui “koinonía”), che vogliono dire “mettere in comune”, “far partecipe”. Sono i verbi della comunione, della relazione fraterna e profonda tra gli esseri umani. Sempre più, invece, si è destinatari di una “in-formazione” che non mira a “formare” e arricchire la personalità, quanto piuttosto a destrutturarla, impoverirla, mortificarla.

Giorgio De Stefanis, esperto di marketing, ricorda l’episodio evangelico dei viandanti di Emmaus, intendendo «la comunicazione – chi parla e chi ascolta – come una via da percorrere insieme». Ovvero chi indica la strada dovrebbe cogliere anche le paure, le speranze e i bisogni di colui che ha di fronte: dovrebbe farsi a sua volta ascoltatore. «Invece – chiarisce De Stefanis – accade che i bisogni vengano creati ad hoc, come fa la pubblicità o la stessa politica». A determinare la vittoria elettorale di un certo partito, per dire, è quasi sempre la capacità persuasiva dei suoi rappresentanti più in vista, che non di rado assume le vesti di una vera e propria manipolazione della realtà. «È il caso di questo o quel politico – sottolinea ancora Spada – che mira a generalizzare un episodio, come può essere un omicidio o un furto, per instillare paure e dubbi negli elettori rispetto alla vivibilità e alla sicurezza di una città», con l’unico fine di proporre se stesso come modello alternativo di governance.

Non esiste dunque un modo univoco di intendere la comunicazione: don Filippo Morlacchi, filosofo e direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica del Vicariato di Roma, ne illustra tre modalità, declinandole in tre verbi: manipolare, persuadere e condividere. «La manipolazione – spiega – ha a che fare con il potere, là dove si cerca di dominare l’altro, come facevano i Farisei, attraverso lo strumento della conoscenza. La persuasione, invece, di per sé è anche positiva: ad esempio Gesù ricorre alla parabola per convincere colui che già sa ciò che è bene e ciò che è male ma che, tuttavia, non vuole ammetterlo. Infine la condivisione, intesa come comunicazione interpersonale, incontro in cui le persone si rivelano a vicenda, esponendosi, e che poi è proprio lo stile di Gesù». Don Morlacchi nel ricordare infatti che «a Dio è piaciuto rivelare se stesso», ricorre alla tesi della comunicazione come rivelazione, per cui “persona” e “relazione”, parafrasando il filosofo francese Paul Ricoeur, sono come i due fuochi necessari di una ellisse: in assenza di uno di essi la comunicazione è impossibile. La vera comunicazione «interroga infatti la libertà personale, per cui ciascuno, nell’atto stesso di comunicare, accetta di svelare il proprio mistero interiore».

26 ottobre 2012

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