La cultura collettiva continua la sua caduta

Mentre dai mass media arrivano esempi negativi, rimane minoritario in campagna elettorale il tema di un’organizzazione più moderna, integrata del settore culturale di Elisa Manna

Provo a mettere in fila alcune microesperienze di una giornata qualunque: stamattina, andando in ufficio ascolto un programma radiofonico in macchina di un presentatore che lascia spazio a un tale che infila una parolaccia dietro l’altra fingendo di sfogarsi. È radio pubblica.

Sulla stessa rete qualche giorno fa c’era un altro presentatore (di quelli conosciuti) che intervistava il vecchio Califano, il quale rivelava che in gioventù aveva fatto il “prostituto” e raccontava prestazioni e relativo compenso. È vero, siamo tutti distratti dalla campagna elettorale: perciò segnalo la cosa.

Sulla televisione intanto continua ad andare di tutto, tanto che mi rifugio in vecchi film visti per la dodicesima volta (ad esempio, il bellissimo “Io speriamo che me la cavo”). Di tutti gli argomenti toccati in campagna elettorale, la promozione della cultura collettiva, di un’organizzazione più moderna, integrata del comparto della comunicazione con quello della cultura, rimane del tutto minoritario. Qualcosa è comparso solo sul Corriere della Sera di un paio di giorni fa nell’intervista a Flavia Barca, economista della cultura di spessore.

Come facciamo con questo Paese? Ma davvero è così difficile capire che invece di promettere mari e monti e trattarci da gonzi si dovrebbe ragionare seriamente su quello che bisogna fare per rialzarsi seriamente, su come dare spazio all’innovazione, alla creatività, alle cose che sappiamo fare, che poi sono le stesse che aiutano a crescere e ad essere più civili?

È possibile chiedere a tutti i contendenti di occuparsi di come questo Paese sta – si fa per dire – evolvendo, della cultura della svendita di se stessi che si va diffondendo a macchia d’olio, dati gli esempi fortunati? Si può ancora riprendere in mano il timone: ma, per favore, non parlate più solo di economia!

6 febbraio 2013

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