“La dodicesima notte”, luci e ombre della vita

Nella commedia shakespeariana l’equilibrio perfetto fra l’elemento comico e la malinconia esistenziale di Toni Colotta

Il teatro di Shakespeare è un campo aperto dove ci si può avventurare per cogliere mirabili fiori di poesia e di pensiero, ma si corre il rischio di incappare nelle trappole dello spettacolo fine a se stesso. “La dodicesima notte”, con il racconto incantato sul tema dell’amore “fuorviato”, ha dalla sua un pregio particolare: fra le commedie composte per la scena è la perfezione assoluta nell’equilibrio fra l’elemento comico e la malinconia esistenziale, luce e ombra della vita.

Impostazione correttamente rispecchiata nello spettacolo, diretto da Andrea Buscemi, che si rappresenta fino al 13 al Ghione. Ma, anche se godibile, si disperde nella preoccupazione di esasperare l’azione fra travestimenti ed equivoci alla corte della bella Olivia. Nell’“happy end”, unico perdente è il magnifico personaggio del maggiordomo Malvolio, sostenuto con autorevolezza da Oreste Lionello, campione di cabaret e doppiaggio cinematografico restituito al teatro maiuscolo: la sua interpretazione rifugge dal segno forte, caricaturale, di altri e opta, anche nella collera finale, per un grottesco sommesso, non lontano dalla “maschera” vocale che egli dà sullo schermo a Woody Allen.

2 aprile 2006

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