La Galleria Doria Pamphilj

In esposizione 800 dipinti, tra cui il ritratto di Innocenzo X di Velazquez (nella foto) e alcune opere del giovane Caravaggio di Francesca Romana Cicero

La Galleria Doria Pamphilj, che ha sede in uno storico palazzo in stile rococò con ingresso sulla piazza del Collegio Romano, ospita al suo interno una collezione di ottocento dipinti che abbracciano un arco temporale compreso tra il XV e XVIII secolo. Il Palazzo, con l’eleganza delle sale, in primis la Galleria degli Specchi, alle quali si accede da imponenti scale, soddisfa ancora oggi la positività del giudizio espresso da Stendhal, che lo aveva additato come meta ideale «tra i passaggi obbligati del visitatore straniero a Roma».

Simbolo della Galleria è il ritratto di Papa Innocenzo X, magistralmente eseguito da Velazquez nella prima metà del Seicento, testimonianza del potere raggiunto in passato dalla Famiglia Pamphilj. Si tratta di un autentico capolavoro per la verosimiglianza ed armoniosa forza del Papa Pamphilj raffigurato con i suoi “difficili accordi e contorni, tutti sui toni del rosso”, e apprezzabile in una sala, già adibita a tal uso nell’Ottocento, isolata rispetto al resto della collezione per esaltarne le qualità pittoriche senza tuttavia offuscare quelle delle altre opere in esposizione.

Opere d’indiscusso valore, come il dipinto del Guercino “Erminia ritrova Tancredi” ispirato alla “Gerusalemme liberata” del Tasso, o la “Susanna e i vecchioni”, sulla cui attribuzione molto si è discusso, del Carracci, la “Salomè con la testa del Battista”del Tiziano, e dipinti del Reni, Raffaello, Lorenzo Lotto e Parmigianino. Tra quelle più note ricordiamo per gli appassionati romani del Caravaggio una sua opera giovanile, “Il riposo durante la fuga in Egitto”, nella quale il sentimento del divino si fonde con quello del reale: il tema sacro è interpretato in chiave “domestica” e inserito in una tipologia iconografica che rimanda per tonalità e stile della rappresentazione alla paesaggistica veneta, anche se può essere considerata una delle sue prime espressioni antimanieristiche. La tela è come se fosse divisa idealmente in due dalla figura dell’angelo, raffigurato di spalle e intento a suonare il violino: a sinistra San Giuseppe, realisticamente vecchio e stanco, sorregge lo spartito, a destra la Madonna addormentata con il Bambino in grembo è idealmente tratteggiata. L’angelo esegue delle note tracciate non a caso sullo spartito ma che seguono la partitura musicale del pezzo del Cantico dei Cantici “Quam pulchra es”, dedicato alla Madonna, composto da un fiammingo. Altrettanto celebre è anche la sua “Maddalena” che piange silenziosamente raccolta su una sedia, illuminata da una luce che sembra provenire da una ipotizzabile finestra in alto, mentre al suo fianco giacciono i simboli della vanità del mondo al quale è appartenuta, da un vasetto d’unguento ai monili.

L’esposizione è fruibile nella sua interezza dal vasto pubblico per la cospicua presenza di opere celebri dislocate in sale apprezzabili dal punto di vista estetico-artistico. La mancanza di pannelli esplicativi e di un ampio spazio espositivo è superabile grazie all’ausilio di guide audio-video, peraltro comprese nel biglietto, e dall’armoniosa sinergia delle opere con gli ambienti che le accolgono. La Galleria ospita anche busti marmorei (alcuni dei quali eseguiti da Algardi e Bernini) e sculture antiche risalenti all’età arcaica ed ellenistica.

Galleria Doria Pamphilj, Piazza del Collegio Romano, 2. Orario: dalle ore 10,00 alle 17,00. Chiuso il giovedì. Non occorre la prenotazione. Biglietto intero euro 8, ridotto euro 5,70. Audio-guide interattive, incluse nel biglietto, in lingua italiana, inglese e francese. Accesso disabili. Info: 06.6797323.

13 febbraio 2006

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