La musica della Riforma
La “Vertuosa Compagnia de’ Musici de Roma” a Santa Francesca Romana al Palatino con i canti dell’epoca di Mariaelena Finessi
Tra l’inizio del Cinquecento e la fine del secolo successivo, la Riforma di Lutero prese a cercare nuove impostazioni per il rapporto tra i fedeli e Dio. Per fare ciò non si limitò ad introdurre il volgare nella liturgia. Seppe invece cogliere la potenzialità del canto e intuire il contributo che esso avrebbe saputo dare alla causa. «Nelle aree di tradizione protestante – spiega la musicista Giulia Bonomo – la musica è sempre stata sentita come uno dei mezzi fondamentali di elevazione dell’anima, al contrario di ciò che succedeva nei paesi di tradizione cattolica, dove la musica, pur inserita nel rito liturgico, è stata temuta come elemento potenzialmente insidioso». Dotata del potere «di innalzare l’anima verso la visione dell’intelligibile e ricca di forza sensuale, non poteva non essere vissuta come potenzialmente pericolosa». D’altra parte lo stesso Sant’Agostino si mostra straziato dal dubbio che l’amore per la musica possa essere un male, visto l’intenso piacere ch’essa provoca in lui.
Ciò che verrà proposto domenica 11 febbraio a Santa Francesca Romana al Palatino, nell’ambito della rassegna “40 concerti nel giorno del Signore”, è allora proprio un excursus sulle cantate della Riforma. Accanto alla Bonomo (flauto dolce) altri appassionati esecutori di musica antica come Emanuela Patrocini (clavicembalo) e Maurizio Lopa (viola da gamba), fondatore e direttore dell’ensemble “La Vertuosa Compagnia de’ Musici di Roma”, anch’essa ai “40 concerti” e il cui fiore all’occhiello, per l’occasione, è il soprano Sara Della Porta. Il programma presenta due tra i personaggi più rappresentativi che siano esistiti all’interno di questa tradizione, Johann Sebastian Bach e Georg Philipp Telemann, attraverso un iter che abbraccia sia musica vocale liturgica che la produzione strumentale, per rilevarne identità e differenze.
Nella musica sacra del “Thomaskantor” di Lipsia la “Passione secondo Giovanni” è, insieme alla “Passione secondo Matteo”, pietra fondante di questo “riformato” modo di concepire la devozione cristiana. Costruita sui capitoli 18 e 19 del Vangelo di Giovanni, e inframmezzata da arie e corali composti su alcuni testi in poesia di Barthold Heinrich Brockes, l’opera venne eseguita per la prima volta nella chiesa di San Nicola nel 1724. Attraversata da accenti tragici, nella Passione di Giovanni rientrano anche passaggi di preghiera che non hanno attinenza con lo svolgersi delle vicende evangeliche, come i grandi corali tratti dal vasto repertorio della tradizione popolare tedesca. Quegli stessi corali che andavano contro i canoni del cattolicesimo, che delegava invece l’esercizio della musica soltanto agli ecclesiastici. Per Lutero, invece, il canto sacro doveva cessare di essere uno spettacolo offerto dai chierici e musicisti di professione. Si diffuse così la parola cantata che permise ai credenti, a quei tempi per la maggioranza incolti, di imparare facilmente i temi della fede.
Sempre di Bach è la “Sonata in La maggiore”. Appartengono invece al repertorio di Telemann le due cantate per soprano, flauto dolce contralto e basso continuo, “Hemmet den Eifer,verbannet die rache” e “Du bist verflucht, o Schreckensstimme”, esempio di pura bellezza creativa. Particolarissimo dono che fa di un semplice musicista un artista con la “A” scritta in maiuscolo. Lodato “persino” dai colleghi, Telemann fu apprezzato per la grande conoscenza tecnica della musica tanto che Händel era solito ricordare come il compositore di Magdeburgo fosse «capace di scrivere un mottetto a otto voci più velocemente di una comune lettera».
Il prossimo appuntamento con la rassegna dei “40 concerti” è per domenica 18 febbraio a Santa Maria del Popolo con le musiche, tra gli altri, di Palestrina, Mozart e Morricone eseguite dal “Roma Brass Quintet”. Ingresso libero. Ore 20.30.
9 febbraio 2007