La Pietà, pura testimonianza espressiva di fede e amore

di Marco Frisina

Entrando nella basilica di San Pietro nessuno può fare a meno di contemplare almeno per un momento una delle opere più belle e intense del Rinascimento: la Pietà di Michelangelo. Quando l’artista completò questa scultura aveva appena 24 anni ma seppe infondervi una potenza espressiva straordinaria e seppe rivelarvi tutta la sua intensità contemplativa, una energia profonda che segnerà tutta la produzione sia scultorea che pittorica di Michelangelo e che ci donerà le più ardite creazioni artistiche del suo tempo. Contemplando la giovinezza purissima della Vergine e la delicatezza del corpo di Cristo, adagiato sulle gambe della madre come un bambino addormentato, siamo attraversati da un sentimento di pace e di silenzio. Sembra che ogni cosa taccia davanti al gesto doloroso ma sereno, sconsolato e nello stesso tempo raccolto di Maria che con la destra sembra dirci: Ecco mio figlio morto per voi. Il giovane artista seppe infondere una vitalità eccezionale al marmo di Carrara utilizzato per la scultura; la pelle, i muscoli, le vene sembrano palpitare ancora e raccontarci l’amore e la sofferenza della Croce di Cristo. Non è un compianto ma una canto d’amore, non ci rattrista ma ci acquieta mostrandoci quella via misteriosa che attraverso la Croce porta alla Redenzione. Forse solo un giovane poteva penetrare con tanta freschezza e audacia questo grande mistero lasciando all’umanità un capolavoro assoluto, una delle testimonianze più pure della potenza espressiva della fede e dell’amore.

29 marzo 2009

Potrebbe piacerti anche