Twombly alla Galleria nazionale d’arte moderna

Oltre 70 opere tra dipinti, sculture e disegni, per un arco temporale di più di 60 anni, per la retrospettiva sull’artista ottantunenne originario della Virginia di Francesca Romana Cicero

In Twombly tutto è soffio, graffio, sbavatura, macchia di colore. Aereo è il tocco del pennello, della mano – strumento da lui privilegiato – o della matita. Tocco che tramuta in emozione l’ispirazione, segreta manifestazione dell’anima, che allude solo a se stessa. Bellezza che sgocciola dal caos nel caos, che non rimanda ad altro, perché è altro. Altro che nel tempo si dispiega in nuove forme, luce e colore. Rarefatte le stratificazioni delle sue mozioni, di cui una retrospettiva alla Galleria nazionale d’arte moderna offre gli esempi più significativi.

Disposte in un allestimento sobrio, elegante, di chiaro ed adeguato stile anglosassone, sono state selezionate per l’esposizione 70 opere – tra dipinti, sculture e disegni, che coprono un arco temporale di circa 60anni – della produzione di quest’artista ottantunenne, originario della Virginia, che ama tanto l’Italia e il Mediterraneo. Opere imbevute di malinconia, senso della mortalità, mito, piacere e sentimento che si arricchisce e completa con le suggestioni suscitate nell’osservatore. In un percorso cronologico a ritroso – dalle opere più recenti a quelle del passato – le delicate concrezioni di colore rivelano un’estetica intimamente segreta.

Spesso solcate da segni di scrittura «non leggibili ma da leggere», parole – come scriveva il poeta Catullo, a lui caro al pari di Virgilio, Eliot e Rilke – «scritte nel vento e nell’acqua», le opere dipinte sono accompagnate da esili sculture. Plastiche nella loro nudità bianca, avvolte da una nivea coltre, in un candore che – fatta eccezione per “Turkish delight” (Delizia turca) – tutte copre con una sorta di velo, le sculture denotano il suo evanescente tentativo di creare qualcosa di perfetto con la «leggerezza pensosa» di cui parlava Calvino, e una ricercata rievocazione del passato.

La mostra, meritevole d’essere visitata anche per il raffinato impiego degli spazi, degli arredi e della nuova sistemazione (realizzata per l’occasione) delle opere delle collezioni permanenti del museo, in dialogo con quelle esposte, vanta un curatore d’eccezione: sir Nicholas Serota, colui che ha contribuito alla nascita della Tate Modern di Londra, di cui è anche direttore, con la collaborazione della quale è organizzata l’esposizione romana.

Tra le opere da segnalare “Ticket” (boschetto), scultura a forma d’albero, da cui rami pendono targhette di legno con iscrizioni a matita che elencano città e luoghi della Mesopotamia; e l’opera “Quattro stagioni”, liberamente ispirata alla tradizione iconografica, nella quale ogni parte dell’anno allude ad una diversa età della vita.

“Cy Twombly – Cicli e stagioni” c/o Galleria nazionale d’arte moderna, viale delle Belle Arti, 131. Ingresso per disabili: via Gramsci, 73. Fino al 24 maggio. Curatore: sir Nicholas Serota, con la collaborazione di Nicholas Cullinan. Catalogo Electa: 40 euro in mostra. Orari: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45); chiuso il lunedì. Ingresso: intero 10 euro; ridotto 8 euro. Informazioni: tel. 06.32298221. Visite guidate: tel. 06.32298451.

31 marzo 2009

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