La Siria e la sua “Umanità dilapidata”

Presentato il rapporto economico delle Nazioni Unite: 11 milioni di persone senza sostentamento, sanità in crisi e istruzione al collasso. Il conflitto ha creato un’«economia di violenza» di R. S.

“Umanità dilapidata”. Questo il titolo del rapporto economico sulla Siria pubblicato ieri, mercoledì 28 maggio, da due agenzie delle Nazioni Unite (Unrwa – United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees – e Undp – United Nations Development Programme) e dal Syrian centre for policy research. E il senso, è tutto nei dati del rapporto: 11 milioni le persone che dall’inizio del conflitto hanno perso ogni fonte si sostentamento a causa di una riduzione di posti di lavoro che ha colpito 2,67 milioni di persone. Un’inflazione galoppante che «sta letteralmente schiacciando le famiglie creando un popolo di disoccupati, poveri, disperati». E ancora, perdite economiche che alla fine del 2013 sono stimate in 143,8 miliardi di dollari.

«Numeri impressionanti», li definisce Rabie Naasser, ricercatore del Scpr a Damasco: rispetto ai trimestri paralleli nel 2012, «il Pil è diminuito del 38,2% nel terzo trimestre del 2013, e del 37,8% nel quarto». Secondo il rapporto il conflitto in Siria ha creato «un’economia di violenza incurante dei diritti umani, delle libertà civili e delle leggi; mentre le nuove elites politiche ed economiche usano network locali e internazionali per commerciare illegalmente armi, merci e persone, rubando, sequestrando persone e sfruttando l’assistenza umanitaria. Questa situazione incentiva il perpetuarsi del conflitto».

Il conflitto, sottolinea il portavoce Unrwa Chris Gunnes citando le parole del rapporto, «sta dilapidando l’umanità attraverso la violenza, la paura e la distruzione che hanno inflitto un danno socioeconomico che ricade su tutti gli aspetti della vita delle persone, e dal quale pochissime famiglie siriane sono uscite illese». Anche il sistema sanitario «è stato compromesso dalla distruzione delle strutture sanitarie, la fuga o la morte del personale medico e il crollo dell’industria farmaceutica. Sessantuno dei 91 ospedali sono stati gravemente danneggiati, la metà(45%) sono fuori servizio mentre anche altre 53 strutture private sono state colpite», si legge nel rapporto.

Critica anche la situazione dell’istruzione che «è al collasso, con più della metà dei bambini in età scolare(51,8%) che non può più frequentare. Percentuale che in alcuni centri raggiunge il 90%(Al Raqqa e Aleppo) e il 68%(Damasco). Alla fine del 2013, 4mila scuole erano inagibili». L’indice di sviluppo umano «adesso allo 0,472, è regredito di quattro decenni durante il conflitto, e la Siria è passata dal gruppo delle nazioni a medio sviluppo umano a quello di basso sviluppo umano anche a causa dell’indebolimento del sistema educativo, sanitario ed economico».

29 maggio 2014

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