La visita del Papa ad Assisi: l’appello per la pace, «con la forza dell’amore»

In mattinata, gli incontri con i poveri e con i malati. Quindi la Messa, nel piazzale della basilica di San Francesco: «L’uomo è chiamato a custodire l’uomo. È lui al centro della creazione, dove Dio l’ha voluto» di F. Cif.

È entrato nella basilica di San Francesco con dieci minuti di ritardo, alle 10.30, il Papa. (FOTO) In mano, un mazzo di rose bianche e gialle, in omaggio al santo di cui ha scelto di portare il nome. Ad accoglierlo, il cardinale Attilio Nicora, legato pontificio per le basiliche di san Francesco e di santa Maria degli angeli in Assisi, e il presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta. Francesco si è inginocchiato in preghiera nella cripta della basilica inferiore, poi, risalito nella basilica superiore, ha salutato fratel Marco Tasca, ministro generale dell’Ordine francescano dei frati minori conventuali, e fratel Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento.

«Pace e bene a tutti!». Questo il saluto francescano con il quale si è rivolto ai fedeli che affollavano il piazzale della basilica di San Francesco, ringraziandoli «per essere venuti qui, in questa piazza carica di storia e di fede, a pregare insieme». E nell’omelia della Messa, concelebrata tra gli altri anche dal cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco, è tornata a parlare della “spogliazione” di Francesco, «uno di questi piccoli di cui ci parla il Vangelo». L’incontro con Gesù, ha detto il Papa, «lo portò a spogliarsi di una vita agiata e spensierata, per sposare Madonna Povertà e vivere da vero figlio del Padre che è nei cieli». Un modo di imitare Cristo che il pontefice ha definito «radicale»: la scelta di «rivestirsi di Colui che, da ricco che era, si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà». L’amore per i poveri e l’imitazione di Cristo povero sono infatti secondo Francesco «due elementi uniti in modo inscindibile» in tutta la vita di Francesco: «Le due facce della stessa medaglia».

Di “spogliazione” Francesco aveva parlato anche prima, incontrando i poveri assisti dalla Caritas. «Tanti di voi – aveva detto loro – vi siete spogliati. Da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che non aiuta, che ‘”non importa’ se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo. Non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non hanno la dignità di portare il pane a casa, non importa che tanta gente debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame, cercando la libertà e tante volte vediamo che trova la morte, come è successo ieri a Lampedusa”. E sempre a proposito della tragedia di Lampedusa aveva detto: «Oggi è un giorno di pianto: queste cose le fa lo spirito del mondo». Da condannare, per il Papa, la ricerca della mondanità. «È proprio ridicolo – ha detto – che un cristiano vero, un prete, una suora, un vescovo, un cardinale, un Papa, voglia andare sulla strada della mondanità, che è un atteggiamento omicida. La mondanità spirituale uccide. L’anima, le persone, la Chiesa». E di nuovo, il ricordo del santo di Assisi. «Quando Francesco ha fato quel gesto di spoliazione – ha ricordato il Papa – era un ragazzo, non aveva forze: è stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo».

Un cammino, quello del santo, che parte «dallo sguardo di Gesù sulla croce», ha ribadito ancora il pontefice nell’omelia della Messa, facendo sua la preghiera del Poverello per Assisi, per l’Italia, per il mondo. In questo «rapporto vitale» con la persona di Gesù si gioca la possibilità di essere cristiani. Il crocifisso infatti «non ci parla di sconfitta, di fallimento; paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita, perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato, e l’Amore non muore, anzi, sconfigge il male e la morte». Poi, parlando della «pace francescana», ha chiarito: «Non è un sentimento sdolcinato. Per favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito». La pace di san Francesco invece «è quella di Cristo, e la trova chi prende su di sé il suo giogo, cioè il suo comandamento: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. E questo giogo non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo con mitezza e umiltà di cuore». Di qui la seconda invocazione del Papa a Francesco: «Insegnaci ad essere strumenti della pace, della pace che ha la sua sorgente in Dio, la pace che ci ha portato il Signore Gesù».

Nella parte finale dell’omelia, ancora un appello: «Rispettiamo la creazione, non siamo strumenti di distruzione! Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione». Parole pronunciate «con la forza e la mitezza dell’amore», ha sottolineato il Papa. «Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, tanto amata da san Francesco, in Siria, nell’intero Medio Oriente, nel mondo», ha proseguito. Il rispetto «per tutto ciò che Dio ha creato e che l’uomo è chiamato a custodire e proteggere» è la terza caratteristica che il Papa ha indicato nel santo di Assisi. «L’uomo – ha detto – è chiamato a custodire l’uomo. L’uomo è al centro della creazione, è nel posto dove Dio l’ha voluto, non è uno strumento degli idoli che noi creiamo. Dio ha creato il mondo perché sia luogo di crescita nell’armonia e nella pace. L’armonia e la pace! Francesco è stato uomo di armonia e di pace». Di qui, l’ultima invocazione: «Ci rivolgiamo a te, Francesco, e ti chiediamo: ottienici da Dio il dono che in questo nostro mondo ci sia armonia e pace».

4 ottobre 2013

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