L’amore e il tempo secondo Kim Ki-duk

«Time», il racconto sulle relazioni umane e i cambiamenti che avvengono nella relazione tra uomo e donna di Massimo Giraldi

Le programmazioni cinematografiche sono ormai proiettate oltre la pausa estiva. Si guarda alla prossima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (parte il 29 agosto), si parla della festa del cinema di Roma (dal 13 ottobre). Si possono quindi segnalare fin da ora alcuni titoli che saranno visibili proprio a partire dalla fine di agosto. Uno di questi (nelle sale dal 25) è «Time», diretto dal coreano Kim Ki-duk. Il regista si è imposto all’attenzione del pubblico italiano a partire dal 2000, quando proprio a Venezia fu proiettato «L’isola», film volutamente cattivo e deprecabile. Si sarebbe capito dopo che a quella faccia crudele e quasi morbosa, il coreano era in grado di opporne un’altra, delicata, malinconica, quasi interiorizzata. E ciò è avvenuto nei più noti «Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera» (2003), «Ferro 3» (2004), «La samaritana» (2004), «L’arco» (2005). Titoli nei quali il contrasto tra bene e male si è fatto più netto e profondo, e i personaggi, calati in situazioni difficili, hanno dovuto tirare fuori l’innocenza presente nei loro cuori per contrastare la tentazione della vendetta. Al centro di «Time» c’è una coppia molto innamorata. A un certo punto Seh-hee, la ragazza, diventa ansiosa e preoccupata, temendo che Ji-woo, il ragazzo, si possa stancare di lei. Il racconto descrive da quel momento il delicato rapporto che esiste tra il tempo e le relazioni umane, e i cambiamenti che avvengono nella relazione stessa. Per addentrarsi negli enigmi dello scorrere del tempo, Seh-hee decide di procedere a cambiare il proprio volto per continuare a farsi amare da Ji-woo. Atteggiamento estremo, anche questo, che viene utilizzato su un doppio versante. Quello realistico serve a mostrare e a denunciare l’assurdità di quanti ricorrono al chirurgo per modificare parti del proprio corpo, senza vera necessità. Quello simbolico, più conseguente con il racconto, indica un’idea quasi pirandelliana della maschera: vorremmo cambiare, renderci nuovi e interessanti agli occhi degli altri, ma non capiamo che anima, cuore e ragione fanno di ciascuno di noi una creatura unica e irripetibile. E questa è la vera ricchezza. Una curiosità è rappresentata dal luogo dove alcuni personaggi si incontrano: il parco delle sculture di Baemiguni, situato sull’isola di Mo, a 40 chilometri da Seul. Questo film consente quindi di “visitare” luoghi lontani e poco noti, oltre a essere veicolo di confronto con una realtà culturale e spirituale molto diversa da noi. Film complesso ma con molte pagine suggestive.

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