L’approfondimento ecumenico su San Paolo

Tavola rotonda sull’Apostolo delle Genti alla Lateranense, con tre rappresentanti delle diverse confessioni cristiane di Daniele Piccini

Con due mesi di anticipo rispetto all’inizio dell’Anno Paolino, la Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso ha iniziato a gettare luce sulla figura dell’Apostolo delle genti organizzando, ieri pomeriggio – mercoledì 23 aprile – alla pontificia Università Lateranense, un incontro di approfondimento ecumenico intitolato: “Gesù è il Signore. L’esperienza di Paolo”. Alla tavola rotonda hanno partecipato – come moderatore – il vescovo Rino Fisichella, presidente della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo e – come relatori – tre rappresentanti delle confessioni cristiane: padre Johannes Paul Abrahamowicz, priore dell’abbazia benedettina di San Paolo fuori le mura; il pastore e teologo valdese Paolo Ricca; padre Stefan Augustin Gheorghiu, della diocesi ortodossa romena d’Italia. Presente anche monsignor Marco Gnavi, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e consultore del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani.

Padre Abrahamowicz ha sottolineato l’esemplarità del caso di San Paolo; nella conversione di Damasco «Saulo ha compreso che Dio lo ha amato per primo e, venendo interpellato dal Risorto, ha ricevuto la serenità per guardare oltre la morte e il coraggio di annunciare Cristo. Questo è il compito della Chiesa: rendere presente Cristo sfamando i poveri. E, al contempo, il possibile punto d’incontro ecumenico tra i cristiani». Nell’esperienza di Damasco il teologo Ricca ha indicato la scoperta da parte di Paolo della Signoria di Cristo. L’Apostolo apprende che «c’è una volontà più forte della sua, un voce che non si può non sentire, una forza che lo scaraventa a terra: è appena diventato schiavo». La Signoria di Cristo, ha concluso Ricca, è però di natura rivoluzionaria, in quanto si rivela nella Croce: «Dio Padre rende Gesù “Signore” solo dopo che è diventato schiavo sulla Croce. Essere Signori nei Cieli vuol dire essere schiavi di tutti sulla terra». Secondo padre Gheorghiu al centro dell’annuncio del Santo c’è la scoperta «che Cristo è il Signore di tutti, del greco come dell’ebreo, e che chiunque pronuncia il Suo nome è salvo». Monsignor Fisichella ha notato la convergenza dei tre interventi in un’unica formula: «La Signoria di Cristo si esprime nel servizio totale».

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