«L’arte del sogno»: un suggestivo Gondry

Una pellicola che gioca sulla sovrapposizione continua dei due piani, reale e immaginario, del protagonista di Massimo Giraldi

Tra i film appena usciti, è da segnalare «L’arte del sogno», diretto da Michel Gondry. Il regista si è imposto nel 2004 con «Se mi lasci ti cancello», Oscar 2005 per la migliore sceneggiatura originale. Autore anche di spot e di videoclip, Gondry privilegia un tipo di cinema interdisciplinare, nel quale l’immagine viene modellata secondo le differenti esigenze narrative. Qui lo spunto è il ritorno a Parigi del giovane Stephane, al quale la madre ha trovato lavoro presso un’agenzia che edita calendari. Conosciuta Stephanie, sua vicina di casa, Stephane se ne sente attratto e finisce per inserirla nei suoi progetti creativi, lasciandola entrare nel confuso ma colorato universo della sua mente. I segnali di attenzione che Stephanie gli ricambia fanno sì che Stephane acquisti più fiducia in se stesso, nella vita immaginaria e in quella reale. Ma la sovrapposizione continua tra i due piani gli impedisce di capire come stanno veramente le cose. Il film procede come un viaggio onirico, una serie di dipinti in movimento tra figurativo, pop art, informale. Nella parte finale il gioco accusa qualche stanchezza e un po’ annoia. Ma l’esperimento resta suggestivo.

22 gennaio 2007

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