Le offerte per i sacerdoti

Intervista a monsignor Pietro Farina, vescovo di Caserta e presidente del Comitato Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica a cura del Servizio Promozione

«Ma i sacerdoti come vivono? È vero che ricevono uno stipendio? E chi glielo lo paga, il Vaticano o lo Stato?» Da quando monsignor Pietro Farina è diventato presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, queste domande se le sente rivolgere sempre più spesso. È la legittima «curiosità» di chi giustamente pensa a quella del sacerdote come a una missione totalmente gratuita eppure si rende conto che anche un ministro di Dio ha esigenze materiali inderogabili, come qualsiasi altra persona. «Io rispondo – dice il vescovo di Caserta – che la parola ‘stipendio’ è sbagliata. Di solito si preferisce parlare di ‘remunerazione’, ma anche questo vocabolo non rende a pieno il concetto».

E allora, eccellenza, come si dovrebbe dire?
Forse il termine esatto dobbiamo ancora inventarlo. Ma importante è comprendere che quella del sacerdote non è una prestazione d’opera da “pagare” in qualche modo. Non si tratta di un mestiere, ma di una missione. Se entriamo in questo ordine di idee, del resto connaturale a molti nostri bravi fedeli, troveremo naturale anche tutto il resto.

Per esempio, che di qualcosa il prete dovrà pur vivere?
Esattamente. Per potere mettere tempo, capacità, energie al servizio della comunità “a tempo pieno”, occorre avere risorse per mangiare, vestirsi, abitare in una casa: vivere, insomma. E non si vive solo d’aria.

Lei, dunque, che cosa propone?
A me piace la parola “sostentamento”: la parola, meglio di stipendio o remunerazione, dice che al prete non interessa guadagnare in proporzione di ciò che fa o rende, ma gli basta il minimo per vivere dignitosamente. Tutto il resto è fatto con gioia e dedizione, perché è pura “missione” per il Regno di Dio.

Tra l’altro la parola “sostentamento” è entrata nel linguaggio della Chiesa italiana, dato che già da tempo si parla di “Offerte per il sostentamento del clero”. Perché si è sentito il bisogno di creare questo strumento, oltre alle normali offerte che ognuno fa in parrocchia?
Per rispondere bisogna ricostruire nelle sue grandi linee il sistema scaturito vent’anni fa dalla revisione del Concordato. La logica vorrebbe che ogni comunità parrocchiale, al cui servizio il prete si mette totalmente, fosse in grado di offrirgli il “sostentamento”. Ma ciò non è realisticamente possibile a un gran parte di parrocchie: quelle con pochi e spesso poveri abitanti. Basti pensare che in Italia, su 26 mila parrocchie, 12 mila hanno meno di mille abitanti, e circa 4 mila addirittura meno di 250. Ciò nonostante ogni sacerdote diocesano, sia esso malato, anziano, in pensione o ancora nel pieno del suo servizio attivo, in città o in un piccolo paese di montagna, può contare su un sostentamento che va da 882 euro netti mensili del parroco di prima nomina a 1.376 euro per un vescovo ai limiti della pensione.

Quindi non bastano le offerte della domenica?
Le offerte domenicali, a volte piccole e modeste, bastano appena (e spesso neppure) alle normali spese gestionali della chiesa parrocchiale e degli edifici pastorali (luce, riscaldamento, pulizia, ordine, manutenzione, eccetera). Per questo è necessario un sistema integrato di vasi comunicanti che consenta il passaggio dei fondi per il sostentamento delle parrocchie più grandi e più ricche a quelle più piccole e povere. In più serve una “camera di compensazione” che è appunto l’Istituto Centrale Sostentamento Clero (I.C.S.C.), che interviene, a livello nazionale, ad integrare le eventuali mancanze e diseguaglianze. Questo servizio perequatorio dell’I.C.S.C. è reso possibile dai fondi dell’otto per mille (in parte utilizzati per il sostentamento del sacerdoti) e proprio dalle libere offerte dei fedeli dirette al sostentamento del clero.

Questo sistema funziona ormai da più di vent’anni. Che bilancio se ne può trarre?
Certamente positivo. Sostanzialmente è stato confermato tutto l’impianto originale. Alcune modifiche hanno riguardato solo degli adeguamenti “tecnici”. Possiamo affermare, dunque, che il tempo trascorso ha dato ragione delle scelte innovative e coraggiose compiute in occasione della revisione del Concordato, com’è attestato anche dalla positiva accoglienza del sistema da parte del clero e dell’opinione pubblica e dal sostanziale conseguimento degli obiettivi di perequazione economica e di riordino amministrativo allora fissati. D’altro lato non sono mancati, nel volgere degli anni, aggiustamenti in corso d’opera.

Ad esempio?
È stato opportuno apporre alcuni correttivi ai meccanismi di calcolo della remunerazione dei sacerdoti. In particolare bisognava rispondere alla diminuzione del numero dei sacerdoti e all’aumento della loro età media. Per i sacerdoti in attività è aumentato il carico ministeriale, perché le esigenze pastorali restano le stesse di vent’anni fa e, anzi, in genere sono più gravose. Ma sono anche cresciuti gli oneri economici connessi all’esercizio del ministero loro affidato, oneri cui non sono in grado di far fronte direttamente le parrocchie e gli altri enti presso cui esercitano il ministero. Si pensi ad esempio al costo del carburante che deve sopportare un parroco di più parrocchie, distanti tra loro e spesso poco dotate economicamente.

Tra i fatti innovativi del sistema in vigore ormai da vent’anni, che cosa possiamo citare?
Sicuramente, da vent’anni i sacerdoti malati e anziani non sono più abbandonati a se stessi come accadeva prima della revisione concordataria del 1984. Inoltre l’I.C.S.C. ha anche il compito di provvedere ai nostri 600 fidei donum, i preti diocesani italiani in missione nei Paesi più poveri del mondo.

Qual è il segreto per comprendere l’importanza delle Offerte per il sostentamento del clero? Appartenere e sovvenire: sono verbi che lei cita spesso. Perché?
Secondo me sta in due verbi: appartenere e sovvenire. Sono infatti profondamente convinto che quanto più cresce il senso di appartenenza alla parrocchia e, tramite questa, alla Chiesa, tanto più cresce anche la libera e responsabile volontà di “sovvenire alle sue necessità”: prima tra tutte, il concreto aiuto per il sostentamento dei preti, così necessari alla vita di ogni comunità ecclesiale. Quando un cristiano è convinto che la parrocchia è come la sua casa, la sua famiglia, quando cioè matura questo profondo senso di appartenenza, allora saprà anche farsi carico di un “sostegno economico”, perché la sua parrocchia possa vivere, agire, operare. I due canali privilegiati per questo “sostegno economico”, racchiuso nel verbo “sovvenire”, sono la firma per l’otto per mille, che non costa nulla, e un’Offerta, almeno annuale all’I.C.S.C. che, benché deducibile, importa invece una certa generosità.

27 novembre 2009

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