Letteratura da dipingere
Cinque studi sull’uso dell’arte nella scrittura, dall’antichità al Futurismo, in un libro scritto dal docente Marcello Carlino di Marco Testi
La visività delle immagini letterarie ha avuto il crisma di un importante autore come Italo Calvino, ma già dall’antichità essa aveva un ruolo notevole nella creazione poetica, come dimostra Marcello Carlino, docente alla facoltà di Lettere de La Sapienza, con questo recente «Scritture in vista». Cinque studi su usi di arti in letteratura. L’autore parte da Dante, dimostrando l’alto grado di visualità di intere parti della Commedia. Carlino scommette sulla unicità allegorica delle tre fiere che in realtà sarebbero caratteristiche di una sola bestia infernale la quale assomma in sé i mali del mondo: questa sovrapposizione avviene attraverso un moderno effetto di dissolvenza che, sei secoli dopo, il cinema farà proprio. Anche nel Fuoco dannunziano emerge un processo di avanzata visualizzazione, con riferimenti esplicitamente pittorici anche se, come nota Carlino, spesso pretestuosi in chiave di uso «politico» e comunque ancillare, finalizzato alla costruzione di un universo prezioso ed elitario con «una contaminazione utile al romanzo». Assai interessante anche il capitolo dedicato al Pascoli «divisionista»: il poeta «legge» la luce «a linee e tagli» in un universo visivo in cui le immagini perdono la volumetria tradizionale e tendono a divenire energia, come nel quadro-programma per il divisionismo italiano «Maternità» di Previati. L’attacco al naturalismo deterministico è ormai vincente, e nonostante Pascoli abbia complesse sfaccettature che qualcuno ha ricondotto al versante tardo-naturalista è evidente che la sua poetica sia dentro il Novecento, in grado di corrodere la monoliticità della materia con il chiaroscuro e la dissoluzione tonale. Anche la suggestione della poesia di Dino Campana viene associata non solo alla pittura ma alle altre arti, in un tentativo disperato di fusione e di cattura del senso del tutto che ritorna su se stesso. Chiude il volume l’inevitabile riferimento al futurismo, alla contaminazione tra parole e segni grafici in un’avanguardia che aveva deciso di rifondare nella modernità il concetto di arte. Un contributo, questo di Carlino, che non può che far piacere, perché dimostra la presenza anche in Italia di studi avanzati sulle connessioni culturali.
«Scritture in vista», Marcello Carlino, Bulzoni, pp. 196, 15 euro
14 maggio 2006