Liste d’attesa, tempi certi e “Case della Salute”

Dal 1° gennaio 2014 la Regione si dota di un piano di governo che dovrebbe dimezzare i tempi di attesa. Riduzione dell’intramoenia fino alla sospensione nel caso l’azienda sanitaria non si adegui al programma di R. S.

Per la prima volta, la Sanità della Regione Lazio si dota di un «piano di governo delle liste d’attesa». Lo ha detto, durante la conferenza stampa di mercoledì 18, il presidente Nicola Zingaretti. L’obiettivo è quello ridurre i tempi medi di attesa in tutte le strutture sanitarie regionali, anche quelle convenzionate. Il metodo, che sarà operativo dal primo gennaio 2014, passa anche attraverso la limitazione all’intramoenia e il rispetto del programma da parte dei direttori generali che sarà l’unico modo per ottenere il rinnovo dell’incarico.

Le prestazioni saranno divise in quattro priorità: urgente (esami entro 72 ore), breve (entro 10 giorni), differibile (entro 30 giorni le visite, entro 60 gli aggiornamenti) e programmata. Saranno 14 le prestazioni sottoposte a monitoraggio per quel che riguarda le visite specialistiche e 29 per la diagnostica strumentale. Tra le specialistiche c’è la visita cardiologica, oncologica, neurologica, ginecologica, tac, ecografie ed ecodoppler.

«Entro l’anno – ha poi annunciato Zingaretti – bandiremo la gara per il Recup, che è in prorogatio da 11 anni». Con il nuovo piano infatti dovrà confluire al Centro unico prenotazioni fino al 60% delle agende prodotte ogni giorno non solo dalle strutture pubbliche (come accade adesso) ma anche da quelle accreditate, private e classificate. Inoltre le aziende sanitarie dovranno ridurre o sospendere l’intramoenia nella unità operative in cui i tempi di attesa superano quelli previsti dal programma regionale.

A contribuire alla riduzione dei tempi di attesa concorreranno anche le “Case della salute”, quarantotto strutture entro il 2014, una in ogni distretto socio sanitario (15 a Roma, una per Municipio, e 33 nelle province del territorio), nelle quali dovrebbero confluire i codici bianchi e verdi che, su un totale di 2 milioni e 200mila persone l’anno che affollano i pronto soccorso del Lazio, sono più della metà. Così facendo si potrebbero dimezzare le attese, ricevere servizi migliori in un solo posto «più vicino a casa, senza bussare a mille porte diverse e diminuire le spese perché una patologia lieve se viene affrontata da una struttura ospedaliera costa molto di più» fanno sapere in un comunicato stampa dalla Regione. «Vogliamo che i pronto soccorso non siano più intasati – ha spiegato il presidente Nicola Zingaretti, che ha ringraziato gli operatori della sanità -. Spesso fronteggiano situazioni drammatiche».

19 settembre 2013

Potrebbe piacerti anche