L’Oscar “Juno”, zoom sugli adolescenti

Un quadro di maniera il film, premiato per la migliore sceneggiatura originale, che racconta di una sedicenne incinta di Massimo Giraldi

Esce nelle sale il film “Juno”, che alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma (ottobre 2007) ricevette il primo premio. Da allora ricorre periodicamente in discorsi, dibattiti, commenti. I «rumori» si sono riaffacciati quando, alla fine di febbraio, è arrivato il premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

Juno è una ragazzina di sedici anni che decide di affrontare la prima esperienza sessuale. Dopo il rapporto con l’amico e coetaneo Paulie, resta incinta, rifiuta l’aborto quando si trova nella clinica specializzata, decide che, appena nato, darà il figlio in adozione ad una coppia che ne ha fatto richiesta. Nel corso dei mesi successivi, la coppia, che sembrava molto legata, va incontro a dissapori fino alla separazione. Juno però continua ad avere molta stima per la donna, Vanessa, e le chiede se il suo desiderio è rimasto lo stesso. La risposta è positiva, e il neonato andrà con lei.

È probabile, come spesso capita, che l’urgenza dell’argomento aborto in Italia abbia indotto a tirare da una parte o dall’altra un film che ha meno importanza di quella che gli è stata data. La brillantezza dei dialoghi e dello svolgimento narrativo fa velo sul senso profondo della nascita di una vita in un adolescente, e tutto il quadro circostante sa più di maniera che di reale analisi etica e interiore del problema. Il film va accostato con molta prudenza e misura.

6 aprile 2008

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