L’ultimo omaggio
Da Roma e da Priverno, il suo paese natale, in migliaia alla Messa esequiale. Fra la folla anche qualche scolaresca di Giulia Rocchi
Transenne e metal detector filtrano la folla. I controlli sono necessari per motivi di sicurezza. E almeno non ci si accalca davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano. La gente fa la fila, in ordine, fin dalla mattina presto. Sono tutti qui, a migliaia, per rendere un ultimo saluto a don Andrea Santoro. A quel sacerdote che ormai chiamano «martire». Arrivano da Roma e provincia, in pullman o in metropolitana. Ci sono le suore e i frati, le mamme con i bambini per mano, gli anziani e i giovani. In prima linea i parrocchiani di Gesù di Nazareth, a Verderocca, la prima comunità che don Andrea ha guidato, negli anni ’80, e praticamente fondato. E lo ricordano con uno striscione: “Don Andrea resterai sempre nel nostro cuore”. Poi c’è Marco, che invece ha conosciuto don Santoro quando era parroco ai Santi Fabiano e Venanzio, nella zona di Villa Fiorelli. «È stato don Andrea a sposare me e mia moglie Serena. E ha pure battezzato le bambine». Nasconde gli occhi con un paio di lenti da sole. In mano tiene una rosa per quello che ricorda come «un amico di famiglia».
E poi c’è un’ampia rappresentanza da Priverno, paese natale di don Andrea, in provincia di Latina. Sono un centinaio, arrivati in pullman, insieme con il sindaco Umberto Macci. Che ricorda con affetto il sacerdote. E racconta: «Lunedì faremo una commemorazione in consiglio comunale. Inoltre, per la festa patronale che si svolgerà a marzo, abbiamo invitato una delegazione di comuni turchi per favorire quel dialogo tra le religioni auspicato dal cardinale Ruini durante l’omelia». Di dialogo parla anche il Rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni. Appena fuori dalla basilica, sul sagrato, commenta: «Questa morte segna un ostacolo per il dialogo. Con la nostra presenza qui vogliamo dimostrare concretamente come tra le religioni dobbiamo rispettarci e il mondo migliore dobbiamo costruirlo insieme».
Viene da Priverno pure una scolaresca. I ragazzi aspettano di entrare nella basilica con lo sguardo triste. L’anziano preside conosceva personalmente don Andrea, e i suoi genitori. Numerosi sono pure i ragazzi delle scuole capitoline. Silvia Ruzza, che insegna religione al liceo Benedetto da Norcia, ha portato qui i suoi alunni. «Non è un’iniziativa organizzata ufficialmente dalla scuola – spiega -. Ho invitato i ragazzi che volevano venire. Crediamo sia molto importante essere qui oggi, perché consideriamo don Andrea un martire». La pensa allo stesso modo Paola, venuta a seguire il rito con un’amica. «Non conoscevo personalmente il sacerdote. Ma ci tenevo a partecipare, perché è un parroco che ha dato la vita».
10 febbraio 2006