Magiche trasparenze romane

A Palazzo Altemps due corredi funerari rinvenuti ad Albenga costituiti da un centinaio di reperti in vetro di Francesca Romana Cicero

Al Museo nazionale romano di Palazzo Altemps è allestita una mostra che trae ispirazione dalle recenti scoperte effettuate ad Albenga, l’antica “Albingaunum”, importante centro strategico portuale ed agricolo per Roma, sotto la cui dominazione passò al termine delle guerre puniche. Devastata nel V sec. dai Visigoti, Albenga si risollevò grazie al generale Flavio Costanzo (il futuro imperatore Costanzo III) e, divenuta una diocesi, esplicò importanti funzioni amministrative e militari nell’area d’influenza bizantina fino alla conquista longobarda, avvenuta tra il 639 e il 643.

In esposizione due corredi funerari rinvenuti nella necropoli dell’antica città, costituiti da un centinaio di reperti in vetro, che consentono di ripercorrerne – in tutte le sue forme e la sua trasparente fragilità – l’uso e la complessità della lavorazione. Complessità che ha influenzato inizialmente la destinazione degli oggetti, orientandola verso un’elite sociale. Già nella prima metà del I sec. cominciò tuttavia ad affermarsi la tecnica della soffiatura –tecnica più rapida e a minor costo – che ne determinò la diffusione presso tutte le categorie sociali. Antiche le testimonianze che ne attestano l’uso: da Aristofane che celebrava lo sfarzo della corte persiana, a Plinio il Vecchio e Petronio che ne esaltavano la capacità di conservare, senza alterare, le sostanze per creare unguenti, impreziosire il sapore del vino, profumare l’ambiente o preparare medicamenti, costituiti perlopiù da essenze di base (fiori, aromi e spezie), lasciate a macerare nell’olio o nel grasso animale.

Alcuni reperti destinati ad essere usati nei banchetti (bottiglie, anforette, bicchieri, ciotole, piatti, salsiere e un raro cucchiaio) sono esposti nella Sala della piattaia, con l’intento di creare un’ideale continuità con il 400esco affresco che la decora, nel quale sono rappresentate le nozze tra Girolamo Riario e Caterina Sforza, avvenute a Palazzo Altemps nel 1477. Il pezzo più apprezzabile per la squisita “trasparente” fattura è un prezioso piatto in vetro blu cobalto, colato a stampo, molato e levigato al tornio. Conservato integro, il pezzo è stata ritrovato in una tomba maschile nel 1995. La decorazione è effettuata secondo una difficile tecnica d’intaglio, sperimentata forse per la prima volta ad Alessandria d’Egitto, il più grande centro di esportazione di prodotti vitrei. Non a caso lo splendido reperto, per favorire una migliore contestualizzazione artistica, è volutamente presentato in una delle sale dedicate alla collezione egizia. Il piatto è realizzato con la tecnica del cosiddetto “rilievo negativo” in grado di fornire un’impressione di plasticità, propria di oggetti metallici sbalzati o cesellati . Al centro presenta una coppia di putti bacchici danzanti, secondo uno schema iconografico comune all’arte romana di età imperiale. Gli altri elementi del corredo funerario, con cui è stato trovato, hanno permesso di datare con certezza questo reperto al II sec. d.C. Datazione importante dal punto di vista archeologico, in quanto attesta che la produzione di vetri figurati a intaglio è più antica di un secolo rispetto a quanto sostenuto in studi precedenti.

Data la specifica tipologia dei reperti, l’esposizione è apprezzabile principalmente dagli estimatori.

“Magiche trasparenze. I vetri dell’antica Albingaunum” c/o Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, piazza Sant’Apollinare 46, fino al 9 settembre 2007. Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 19.45. Chiuso il lunedì. Biglietti: intero 7 €, ridotto 3.50 €. Il biglietto consente l’accesso a tutte le sedi del Museo Nazionale Romano ed è valido per 3 giorni. Informazioni: tel. 06.39967700.

6 giugno 2007

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